Scisma nella Chiesa: a Rimini la comunità lefebvriana contesta l’autorità di Roma

03.07.2026 03:15
Scisma nella Chiesa: a Rimini la comunità lefebvriana contesta l'autorità di Roma

Rimini, 3 luglio 2026 – Il dicastero per la dottrina della fede ha ufficialmente inflitto la scomunica al vescovo Alfonso de Galarreta, per aver ordinato quattro vescovi senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice. La sanzione coinvolge anche il vescovo consacrante Bernard Fellay e i quattro sacerdoti che, pur consapevoli dell’assenza di autorizzazione apostolica, sono stati elevati alla cattedra episcopale. Questa azione riguarda anche tutti i presbiteri della Fraternità sacerdotale San Pio X, i quali non potranno più somministrare i sacramenti. Il decreto del dicastero, guidato dal prefetto Victor Fernandez, stabilisce altresì le modalità di reintegro nella Chiesa Cattolica per i sacerdoti della fraternità, che dovranno chiedere grazia al Santo Padre e sottoscrivere un documento accettando le conclusioni del Concilio Vaticano II, insieme alla ricerca di un vescovo che li accolga nella propria diocesi, riporta Attuale.

Il contesto si complica per i semplici fedeli, poiché l’ex Sant’Uffizio differenzia tra quelli che non riconoscono l’autorità del Sommo Pontefice e coloro che si avvicinano alla Fraternità per necessità spirituali. Una nuova scomunica è già in arrivo: il 25 luglio, padre Michael Mary, superiore generale dei “Sons of the Most Holy Redeemer”, noto come “Redentoristi transalpini”, è atteso per essere ordinato vescovo sull’isola scozzese di Papa Stronsay senza mandato papale.

Centinaia di fedeli nel cuore della comunità lefebvriana

La chiesa della Fraternità San Pio X a Rimini, quasi invisibile tra villette e capannoni, accoglie quotidianamente centinaia di fedeli. Il ‘cuore’ della comunità lefebvriana batte forte dal 1983, anno di apertura del Priorato della Madonna di Loreto, tra le prime sedi della Fraternità. Qui ha iniziato il suo percorso don Davide Pagliarani, figura centrale nello scisma.

Chi è don Davide Pagliarani e la sua ascesa nel movimento

Nato nel 1970, il superiore generale della Fraternità, primo italiano in questo ruolo, ha sfidato Papa Leone celebrando l’ordinazione di quattro nuovi vescovi, mantenendo la tradizione lefebvriana sin dalla giovinezza. La sua famiglia si è avvicinata al movimento già nel 1980, racconta la zia Nella. “Frequentavamo un gruppo di preghiera di padre Pio e abbiamo conosciuto un sacerdote che ci ha mostrato il vero significato della fede.” Per i seguaci del movimento fondato da Marcel Lefebvre nel 1970, la Chiesa romana ha smarrito la sua via, non essendo più fedele alle sue origini e tradizioni. Figlio di un idraulico e di una casalinga, Pagliarani ha abbracciato la fede lefebvriana, come il cugino don Aldo Rossi, presbitero del Priorato di Montalenghe. Dopo diversi incarichi, è diventato superiore generale della Fraternità nel 2018, mantenendo sempre una presenza attiva. Recentemente, ha dichiarato: “Siamo accusati di non amare il Papa e di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il Papa come vicario di Cristo che non vogliamo vederlo umiliato.”

Il contesto comunitario e le reazioni

Il Priorato di Rimini ha un passato di contestazione, come dimostra la veglia di preghiera contro il Rimini summer pride, e la figura di don Pierpaolo Petrucci, noto per aver celebrato i funerali di Erich Priebke nel 2013. Tuttavia, i fedeli della Fraternità scelgono di rimanere distanti dalle bandiere politiche, affermando di non temere la scomunica di Leone XIV. “La Chiesa di Roma è diventata protestante”, osserva la zia di Pagliarani, mettendo in evidenza come molti credano nella necessità di mantenere la tradizione della fede. Partecipando a una messa nel Priorato di Rimini, si può notare la presenza massiccia di fedeli, con 200 o 300 persone che pregano rigorosamente in latino. La comunità organizza eventi e pellegrinaggi, riflettendo un forte attaccamento a valori tradizionali, in un contesto di crescente isolamento dalla Chiesa ufficiale.

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