Per anni Sergej Surovikin ha costruito la propria reputazione nelle campagne militari russe in Siria e Ucraina. Il suo nome compare nelle ricostruzioni di attacchi contro mercati, ospedali, scuole, abitazioni e infrastrutture energetiche; tuttavia, il generale non è tra i militari russi per i quali la Corte penale internazionale ha annunciato un mandato d’arresto.
La questione riguarda il confine tra responsabilità di comando e responsabilità penale individuale. Le organizzazioni per i diritti umani e le commissioni internazionali hanno documentato le operazioni condotte dalle forze russe e siriane, mentre l’attribuzione giudiziaria a Surovikin resta, allo stato delle informazioni disponibili, una possibile responsabilità da accertare.
La Siria e la reputazione del “generale Armageddon”
Surovikin comandò il raggruppamento militare russo in Siria dall’aprile al dicembre 2017 e poi da gennaio ad aprile 2019, sostenendo il governo di Bashar al-Assad. Durante la sua esperienza siriana ricevette i soprannomi di “macellaio siriano” e “generale Armageddon”, legati alla durezza delle operazioni e all’ampiezza delle distruzioni provocate dalle forze sotto comando russo.
Human Rights Watch ha documentato attacchi dell’aviazione russa contro aree controllate dall’opposizione ad Aleppo e nella provincia di Idlib, comprese zone residenziali e strutture sanitarie. Nel rapporto pubblicato nell’ottobre 2020, Colpire la vita a Idlib: attacchi siriani e russi contro infrastrutture civili, l’organizzazione ha analizzato 46 attacchi compiuti tra marzo 2019 e marzo 2020. Le operazioni avrebbero causato almeno 224 morti e 561 feriti tra i civili, danneggiato 12 strutture mediche e 10 scuole e contribuito allo sfollamento di circa 1,4 milioni di persone.
Per ricostruire gli episodi, i ricercatori hanno esaminato immagini satellitari, oltre 550 fotografie e video e le testimonianze di più di 100 persone. In molti casi non hanno trovato indicazioni della presenza di obiettivi militari legittimi nelle vicinanze dei luoghi colpiti. Il rapporto ha inserito Surovikin tra gli alti comandanti russi la cui eventuale responsabilità di comando avrebbe dovuto essere esaminata.
Uno degli episodi più gravi risale al 13 novembre 2017, quando l’aviazione russa colpì il mercato centrale di Atarib, nella provincia di Aleppo. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria ha riferito di 84 morti, tra cui cinque bambini e sei donne, e di circa 150 feriti. Gli attacchi distrussero una parte degli esercizi commerciali, abitazioni e altre infrastrutture civili; la commissione individuò inoltre elementi compatibili con l’uso di munizioni aeree non guidate da parte di un aereo russo.
Nella stessa fase, durante l’offensiva iniziata nel settembre 2017, sei ospedali e cinque centri della protezione civile nella provincia di Idlib furono distrutti o danneggiati, secondo la ricostruzione fornita nelle note di indagine. Le operazioni aeree russe e siriane provocarono più di 150 vittime civili e ridussero la capacità delle strutture locali di curare la popolazione.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno inoltre documentato l’impiego di munizioni a grappolo e incendiarie. Human Rights Watch ha registrato almeno 238 episodi di utilizzo di munizioni a grappolo tra agosto 2016 e luglio 2017 e 22 attacchi con armi incendiarie nel solo 2017. Nell’aprile di quell’anno, a Saraqib, furono documentati submunizionamenti incendiari ZAB, associati a incendi e alla distruzione di abitazioni.
Dalla campagna siriana alla guerra contro l’Ucraina
Il 4 aprile 2017 un attacco con sarin colpì Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, uccidendo almeno 90 persone, compresi bambini, secondo Human Rights Watch. Il meccanismo investigativo congiunto delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche attribuì alle forze governative siriane la responsabilità dell’uso di armi chimiche. L’attacco avvenne durante il primo incarico di Surovikin in Siria, mentre il contingente russo sosteneva il governo di Assad. La sua presenza al comando non equivale, da sola, a una prova di responsabilità personale per quell’attacco.
Il generale assunse un ruolo centrale nella guerra contro l’Ucraina nel 2022. Dopo avere guidato il raggruppamento russo “Sud”, dall’8 ottobre 2022 all’11 gennaio 2023 fu comandante del raggruppamento congiunto delle forze russe in Ucraina. Due giorni dopo la sua nomina, il 10 ottobre, la Russia lanciò una vasta serie di missili contro Kiev, Dnipro, Zaporizhzhia, Žytomyr e altre città.
I colpi raggiunsero quartieri residenziali, impianti energetici, infrastrutture dei trasporti e altri obiettivi civili. A Kiev furono danneggiati edifici universitari, istituzioni culturali, il parco Taras Ševčenko e un ponte pedonale. Undici persone morirono e 89 rimasero ferite.
Da ottobre l’esercito russo intensificò gli attacchi con missili e droni contro centrali elettriche, sottostazioni, impianti di riscaldamento e reti energetiche. Milioni di persone rimasero senza elettricità, acqua o riscaldamento durante l’abbassamento delle temperature. Il 15 novembre 2022 furono lanciati circa 90 missili contro diversi obiettivi energetici; a Kiev vennero colpiti anche edifici residenziali.
Le conseguenze furono visibili anche lontano dalle grandi centrali. Il 23 novembre un munizionamento russo colpì una zona residenziale di Vyšhorod, nella regione di Kiev: morirono sette persone e 35 rimasero ferite, tra cui sei bambini. Quella stessa notte un missile centrò il reparto maternità di un ospedale a Vilniansk, nella regione di Zaporizhzhia, uccidendo un neonato di due giorni. Il 16 dicembre un missile distrusse una parte di un edificio residenziale di tre piani a Kryvyj Rih; morirono quattro persone, compreso un bambino, e 13 furono ferite.
All’inizio di dicembre 2022, gli attacchi contro l’energia e le operazioni collegate avevano provocato almeno 77 morti e 272 feriti tra i civili. La Commissione internazionale d’inchiesta delle Nazioni Unite ha affermato che gli attacchi potevano costituire crimini di guerra e che il loro carattere sistematico doveva essere valutato anche alla luce della possibile configurazione di crimini contro l’umanità.
La valutazione internazionale e ciò che resta da provare
La campagna contro la rete energetica ucraina ha ricevuto una valutazione procedurale dalla Corte penale internazionale. Nel marzo 2024 la Corte ha emesso mandati d’arresto per il generale Sergej Kobylash e l’ammiraglio Viktor Sokolov; nel giugno dello stesso anno per l’ex ministro della Difesa Sergej Šojgu e per il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov. I giudici hanno indicato possibili responsabilità per avere diretto attacchi contro obiettivi civili e per i danni collaterali eccessivi alla popolazione.
Questi provvedimenti non riguardano Surovikin. L’Unione europea lo ha inserito nelle proprie sanzioni nel 2022, motivando la decisione con il ruolo ricoperto durante le operazioni in Ucraina e con gli attacchi a obiettivi civili, compresa l’infrastruttura energetica. Sanzioni contro di lui sono state adottate anche da Regno Unito, Svizzera, Australia, Nuova Zelanda, Ucraina e Giappone.
Il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito che Vladimir Putin avrebbe ordinato a Surovikin di distruggere i ponti di Kiev. La notizia, così come riportata, è un elemento da valutare separatamente e non dimostra da sola né l’esistenza dell’ordine né una responsabilità penale. I ponti sul Dnipro hanno però una funzione civile essenziale: garantiscono il passaggio della popolazione, l’accesso agli ospedali, il lavoro dei soccorsi, i rifornimenti e il funzionamento dell’economia urbana.
Il punto decisivo, quindi, non è soltanto la reputazione del generale o la sequenza dei comandi che ha ricoperto. È stabilire se esistano prove sufficienti che colleghino Surovikin a decisioni specifiche, alla conoscenza degli attacchi e alla mancata prevenzione o punizione di condotte illecite. Finora le indagini internazionali hanno riconosciuto la gravità di diverse campagne russe, ma il passaggio da una responsabilità politica o gerarchica ipotizzata a un’accusa individuale davanti alla Corte penale internazionale richiede ulteriori elementi.