Ritrovato adolescente torturato: tre minorenni coinvolti nell’atto di violenza a Torino
L’orrore della notte di Halloween ha avuto inizio con un invito da un compagno di scuola: “Vieni alla festa con noi?”. Lorenzo, un quindicenne disabile, accolse felice l’opportunità, ignaro del dramma che stava per affrontare. La festa si è trasformata in un vero e proprio rapimento orchestrato da tre coetanei, tra cui una ragazza, che lo hanno sottoposto a torture, umiliazioni e a un bagno forzato nel fiume. La madre, Sara, lo ha ritrovato la mattina seguente presso la stazione di Porta Nuova, dove era stato abbandonato dai suoi aguzzini. Lorenzo era terrorizzato, bagnato, ferito e privo di sopracciglia: “Questi mostri gli hanno tolto la dignità”, ha scritto nella sua pagina Facebook “Sei di Moncalieri se…”, ora rimossa. La madre, sconvolta, si chiede: “Perché tanta cattiveria verso un ragazzo debole?”. Credeva fosse andato dal nonno e ha scoperto la verità solo il giorno dopo. “Il mio cuore si è fermato. Ora ringrazio Dio che è vivo, ma ho dentro tanta rabbia e dolore”. Lorenzo, con un disturbo cognitivo, è stato vittima di una baby gang che l’ha tenuto in ostaggio per ore. La Procura di Torino ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona e violenza privata, rintracciando rapidamente i presunti responsabili, minorenni di 14, 15 e 16 anni (la più grande è la ragazza in un ruolo secondario), già noti per atti di vandalismo. Tuttavia, quanto accaduto nella notte delle streghe va ben oltre.
Secondo quanto denunciato dalla madre, i tre avrebbero rinchiuso Lorenzo in una stanza infliggendogli torture degne di un film horror: botte, sopracciglia e ciuffi di capelli tagliati con un rasoio, una bruciatura di sigaretta sulla caviglia e, infine, il tuffo nel fiume Dora. All’alba, Lorenzo è stato costretto a spogliarsi e gettarsi in acqua mentre i suoi aguzzini, sul ponte, non erano ancora soddisfatti: lo insultano, lo colpiscono con sputi e lo risentono, abbandonandolo in stato di choc alla stazione. Si sospetta che possano aver registrato un video in cui abusano di lui sessualmente, ma al momento non ci sono prove di questo nell’atto della denuncia.
In caserma, il quindicenne ha tentato di raccontare le sedici ore di puro incubo vissute tra degrado sociale e una realtà da film: “Mi hanno strappato il telefonino e chiuso in un bagno per molto tempo. Mi minacciavano con un cacciavite. Mi hanno bruciato e picchiato”. Ogni parola suonava irreale, anche l’orrido finale della doccia sotto una fontanella “mentre continuavano a sputare”. Gli inquirenti, grazie anche all’analisi delle celle telefoniche, sono al lavoro per identificare l’abitazione in cui si sono consumate le violenze. Sara, intanto, continua a chiedersi: “Dove erano i genitori di quei ragazzi?”. Riporta Attuale.