Dura polemica tra gli Stati Uniti e la Danimarca, Paese membro di Unione europea e Nato. Il ruolo in prima fila del Segretario di Stato nella crisi in Venezuela
A due giorni dalla decapitazione del regime chavista con la deportazione di Maduro e della moglie negli Stati Uniti, rimane incerto il modo in cui gli Stati Uniti eserciteranno un «governo per procura» del Venezuela, come annunciato da Trump. Durante una conferenza stampa, il presidente ha delegato questa responsabilità ai suoi ministri, in particolare al segretario di Stato. Marco Rubio, politico di origine cubana e vocalista contro i regimi marxisti dell’America Latina, si sta affermando come figura centrale nell’operazione, tanto che alcuni media lo indicano come viceré. Ha persino trattato, in spagnolo, con Delcy Rodríguez, la vice di Maduro, che ha assunto la presidenza, riporta Attuale.
«Pilotare a distanza»
Rubio è consapevole che un’eccessiva esposizione potrebbe rivelarsi pericolosa, specialmente se il regime change in Venezuela si trasformerà in un pantano per gli Stati Uniti; non ci vorrebbe molto perché Trump gli attribuisca le responsabilità di un fallimento. Di conseguenza, il segretario cerca di rivedere la strategia, sottolineando l’intenzione di «pilotare a distanza» attraverso leader venezuelani. Tuttavia, quale sia il futuro esecutivo rimane da definire. È chiara, però, la volontà di evitare gli errori di George Bush nel 2003 con l’invasione dell’Iraq. «Faremo esattamente l’opposto», afferma il ministro della Guerra, Pete Hegseth, mentre un collaboratore anonimo del segretario di Stato precisa che «non stiamo cercando di «debaathizzare» il Venezuela». In altre parole, non si illudono di poter essere accolti come liberatori semplicemente eliminando Maduro, come accadde in Iraq.
La minaccia di un secondo raid
Rubio al momento si concentra sulle procedure: i membri del regime di Maduro che accetteranno di cooperare riceveranno istruzioni e saranno valutati in base alla loro attuazione. In sottofondo, rimane costante la minaccia di un secondo e più penetrante raid americano qualora la collaborazione fosse scarsa.
Il fronte artico
Trump non esita nemmeno su questo punto: «Se non seguiranno le nostre direttive faranno la stessa fine di Maduro, probabilmente peggiore». Inoltre, il presidente americano riapre la questione della Groenlandia, affermando in un’intervista a The Atlantic che quel territorio, parte della Danimarca, è essenziale: «È un’isola circondata da navi russe e cinesi».
Cuba nel mirino
Rubio, cauto su interventi diretti in Venezuela, segue Trump nel lanciare minacce internazionali. Indirette verso la Colombia, più esplicite verso Cuba: «Se fossi nei loro governanti, non dormirei sonni tranquilli. Quel Paese è un disastro, dovremo occuparcene». Guardando a Caracas, Rubio riflette su chi governare: Trump aveva menzionato la vice di Maduro, Delcy Rodríguez, riconosciuta come presidente ad interim dalla Corte Suprema venezuelana, disponibile a collaborare. Tuttavia, Rodríguez ha subito smentito, riaffermando la sua fedeltà a Maduro. Recentemente, Rubio ha fatto capire di volere un cambio di rotta: «Non è una presidente legittima: non lo diciamo solo noi, ma è il parere di 60 Paesi».
Bloccare le gang
Probabilmente, ciononostante le dure minacce di Trump, si tratta di un modo per incalzare Rodríguez e altri membri del regime chavista: «Non mi interessa quello che hanno fatto in passato né quanto dicono oggi in pubblico. Li giudicheremo per quello che faranno». Rubio fornisce un elenco di compiti: fermare il traffico di droga, sconfiggere le gang criminali, rilanciare l’estrazione petrolifera con le grandi compagnie americane, espellere i ribelli marxisti colombiani delle Farc e dell’Eln e interrompere le relazioni con l’Iran e Hezbollah.
Caracas contro Parigi
Convincere i dignitari di Maduro non sarà semplice: per esempio, ieri il ministro degli Esteri ha espulso due dei tre diplomatici francesi a Caracas, ritenendo inaccettabili le dichiarazioni del presidente Macron, oppositore dell’ex dittatore. Un altro personaggio chiave è il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, accusato di aver tentato di assassinare Rubio nel 2017. Ad oggi, né lui né il fratello, un altro alto esponente, sono stati catturati; sembra che si stia cercando anche la loro collaborazione.