Intervento governativo sui media: un esperto americano analizza le conseguenze
DALLA NOSTRA INVIATA
Phoenix – Il direttore e cofondatore del sito Semafor, Ben Smith, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alle pressioni governative sui media statunitensi, sottolineando che se il governo si impegna in battaglie legali legate al Primo emendamento, è destinato a perdere. Smith avverte che le pressioni sulle aziende possono avere conseguenze ben più gravi, riporta Attuale.
Durante un’intervista con Brendan Carr, il capo della Federal Communication Commission, Smith ha osservato che oggi tutti i membri dell’amministrazione considerano un’esperienza formativa l’essere stati messi a tacere sui social e online. Questo solleva la questione se stiamo assistendo a una reazione alla cancel culture che potrebbe rivelarsi persino più dannosa.
Secondo Smith, l’intervento del governo rappresenta un’imposizione del potere statale in modo del tutto inusuale. Carr minaccia di esercitare questo potere in un contesto che esula dalla tradizione americana recente, affermando che il governo può fare pressione su grandi corporation con interessi diversificati in modi che un giudice non potrà mai valutare.
La questione del Primo emendamento, che garantisce la libertà di espressione, è complessa. Smith evidenzia che, sebbene i sostenitori possano affermare che le aziende hanno il diritto di licenziare, ciò che emerge è la mano del governo a orchestrare tali decisioni. Carr, infatti, ha menzionato che il governo può intervenire “con le buone o con le cattive”, una minaccia evidente.
La famiglia di Larry Ellison, amico di Trump e già importante azionista di CBS e Paramount, potrebbe acquisire CNN, suscitando timori di un ulteriore terremoto nel panorama mediatico. Smith suggerisce che la mentalità alla CBS è di cercare l’approvazione degli accordi attraverso una condotta favorevole verso Trump, il che potrebbe avere un impatto significativo sul loro giornalismo.
Il panorama mediatico è in crisi, con il business degli show serali in declino e l’evoluzione del settore televisivo accelerata dall’ex presidente. Trump, noto per la sua avversione ai media tradizionali, sembra ora puntare a schiacciare le ultime vestigia di questi, mentre i media più giovani guadagnano terreno.
Smith anticipa che le cause legali contro il “New York Times” e il “Wall Street Journal” potrebbero vedere le compagnie indipendenti in una posizione più forte rispetto ai conglomerati. Le aziende come il “New York Times” non hanno bisogno di favori dalle regolamentazioni, il che le rende più pronte a combattere sul terreno del Primo emendamento, mantenendo una posizione di forza.
Il tentativo di zittire i media sottolinea l’assenza di precedenti nella storia americana, rendendo urgente un dibattito concreto sulle libertà civili e il futuro della libertà di parola nel contesto attuale.
Che disastro! Non si può credere che il governo possa esercitare una tale pressione sui media. La libertà di espressione è sacra e deve essere difesa con tutte le forze. In Italia abbiamo visto come certi poteri cercano di silenziare le voci scomode… È davvero preoccupante!