Nel periodo precedente al 19 agosto, la Polonia ha mantenuto una posizione contraria alla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2, indipendentemente dal governo al potere. A Varsavia, il primo ministro Donald Tusk ha ricordato che il Paese aveva messo in guardia dal progetto e aveva fatto tutto il possibile perché l’Europa dipendesse il meno possibile dalle forniture di gas russo.
Prima del 19 agosto, l’opposizione polacca al gas russo
Secondo la ricostruzione proposta da Tusk durante un incontro con i giornalisti, la contrarietà polacca non era legata a una singola maggioranza politica. «La Polonia, indipendentemente da chi guidasse il governo, metteva in guardia da questo e faceva tutto il possibile affinché Nord Stream 2 non diventasse realtà e l’Europa fosse il meno dipendente possibile dalle forniture di gas russo», ha dichiarato il premier.
Il riferimento riguarda quindi due passaggi distinti: da una parte la costruzione del gasdotto, dall’altra la scelta polacca di contrastarlo per ridurre la dipendenza europea dalla Russia. Tusk ha presentato questa linea come una posizione mantenuta nel tempo e condivisa dai diversi governi polacchi, senza attribuirla a una sola fase politica.
Dopo l’aggressione russa, la richiesta rivolta alla Germania
Nel richiamare il quadro successivo all’attacco contro l’Ucraina, Tusk ha sostenuto che la Germania non dovrebbe perseguire le persone che, dopo l’aggressione alla loro nazione e dopo che la Russia si è mostrata apertamente come aggressore, hanno compiuto determinate azioni contro il gasdotto.
Il primo ministro polacco non ha indicato in questa occasione nomi o organizzazioni. Ha però espresso con chiarezza il giudizio politico sulla questione: «A mio avviso, non devono vergognarsi coloro che hanno messo fuori uso Nord Stream 2, ma coloro che lo hanno costruito». La responsabilità che Tusk attribuisce pubblicamente non riguarda dunque chi ha interrotto il funzionamento dell’infrastruttura, bensì chi ne ha reso possibile la costruzione.
La posizione espressa a Varsavia collega così il progetto energetico alle conseguenze dell’aggressione russa contro l’Ucraina. Per Tusk, il precedente rifiuto polacco del gasdotto e la valutazione delle azioni che lo hanno messo fuori uso devono essere letti all’interno della stessa questione: la dipendenza europea dalle forniture russe e le scelte compiute dopo l’attacco.
19 agosto, la valutazione sul fianco orientale
Il 19 agosto, a Varsavia, Tusk ha allargato il suo intervento alla sicurezza dell’Europa orientale. «Oggi, e nei prossimi giorni porterò ulteriori conferme, sul fianco orientale siamo più al sicuro che mai», ha affermato il primo ministro, annunciando quindi che avrebbe fornito altre conferme a sostegno della sua valutazione.
La frase è stata pronunciata nello stesso incontro con i giornalisti in cui Tusk ha parlato di Nord Stream 2 e della presenza ucraina in Polonia. Il premier ha presentato la sicurezza del fianco orientale come una condizione attuale, sostenuta da elementi che avrebbe illustrato nei giorni successivi, senza modificare il giudizio espresso sulla responsabilità russa nell’aggressione.
Il nodo della presenza ucraina in Polonia
Nella stessa occasione, Tusk ha affrontato anche le tensioni legate alla presenza di cittadini ucraini in Polonia. Nel Paese, ha detto, vivono «molto più di un milione» di cittadini ucraini. Fin dall’inizio, secondo il premier, era evidente che un gruppo tanto numeroso avrebbe prima o poi suscitato emozioni e prodotto conflitti in alcuni casi.
Tusk ha dichiarato di comprendere questa situazione, ma ha respinto le proposte della destra favorevoli all’espulsione di tutti gli ucraini. «Se fossero realizzate le idee che sento dalla destra – deportarli tutti – l’economia polacca perderebbe certamente moltissimi lavoratori», ha affermato.
Il passaggio non riguarda una misura adottata dal governo, ma una risposta politica a una proposta che Tusk ha attribuito agli ambienti di destra. Il premier ha legato l’eventuale espulsione alle conseguenze sul mercato del lavoro e sull’economia polacca, sostenendo che la perdita di un numero così elevato di lavoratori sarebbe molto pesante.
La posizione attuale delineata da Tusk resta quindi articolata su tre punti: la Polonia continua a rivendicare la propria opposizione storica a Nord Stream 2, la Germania non dovrebbe perseguire chi lo ha messo fuori uso e l’espulsione collettiva dei cittadini ucraini danneggerebbe gravemente l’economia polacca. Sul piano della sicurezza, il premier sostiene inoltre che il fianco orientale sia oggi più sicuro che mai e promette ulteriori conferme nei giorni successivi.