Ursula von der Leyen e gli altri leader europei «non avrebbero potuto ottenere di più da Donald Trump». Questa è l’opinione di Ian Bremmer, presidente e fondatore di Eurasia Group, che ha ieri espresso un giudizio sui risultati preliminari del negoziato tra Unione Europea e Stati Uniti, riporta Attuale.
Le prime valutazioni sulla trattativa transatlantica
Bremmer non si dice sorpreso dal fatto che i risultati siano più favorevoli agli Usa, sottolineando che «l’economia europea è meno robusta rispetto a quella statunitense». Infatti, evidenzia come il mercato europeo sia meno orientato verso il settore privato e con regolamentazioni più rigide. Conclude sostenendo che la Ue «non sarebbe in grado di sostenere una guerra commerciale con gli Stati Uniti».
I termini dell’accordo e le ripercussioni
«Certamente, ma è importante notare che questi numeri potrebbero variare in pratica. Impostare cifre probabilmente irraggiungibili ha permesso di guadagnare tempo agli europei» spiega Bremmer riguardo agli accordi che prevedono dazi del 15% e significativi investimenti nel settore energetico. A suo avviso, il rischio di aumenti maggiori sui dazi era molto reale.
Valutazione della strategia della Commissione europea
L’analisi di Bremmer è positiva, con un voto alto dato non solo per i risultati del negoziato ma anche per come questa intesa rappresenti un cambiamento significativo nelle relazioni tra Usa ed Europa. Riflessioni sulle tensioni passate tra i leader europei e americani, come l’apertura di Elon Musk verso un partito di estrema destra in Germania, mostrano quanto sia cambiato il clima attuale.
La posizione di Macron e le sfide europee
Contrariamente, il presidente francese Emmanuel Macron vede in questa trattativa un esempio di come l’Europa fatichi a imporsi come potenza globale. Bremmer concorda, affermando che «l’Unione Europea non è uno Stato e deve confrontarsi con due superpotenze come Usa e Cina». Egli sottolinea l’importanza per la Ue di compiere un salto di qualità, che potrebbe includere una unione bancaria e una difesa comune, per competere efficacemente.
Le implicazioni per l’economia statunitense
Bremmer osserva che negli Stati Uniti ci sono «due economie»: una tecnologia in forte espansione e un’altra che esprime grande preoccupazione riguardo all’impatto dei dazi. Le aziende più tradizionali temono destabilizzazioni nelle catene di approvvigionamento e un possibile impatto pesante sull’economia.
Il futuro dell’inflazione e l’impatto politico per Trump
Infine, è ragionevole ipotizzare una ripresa dell’inflazione, il che potrebbe comportare un costo politico per Trump. Tuttavia, Bremmer nota che al momento non ci sono segnali concreti, complici anche le sfide di leadership all’interno del partito democratico e la compattezza del partito repubblicano attorno a Trump.