USA e Iran si preparano a un possibile scontro armato, mantenendo aperta la possibilità di negoziati. Recenti informazioni riguardanti le future operazioni militari vengono rilasciate come parte della strategia di pressione. La marina americana schiera tre portaerei nella regione, mentre il regime iraniano annuncia il rilascio di nuove mine, riporta Attuale.
Gli Stati Uniti contemplano una serie di obiettivi militari nello Stretto di Hormuz, tra cui unità navali e battelli posa-mine. Secondo fonti della CNN, potrebbero essere colpiti scafi veloci e piccole unità navali, così come infrastrutture civili a scopo militare, sebbene questa opzione potrebbe provocare una ritorsione iraniana contro i vicini del Golfo. Non si escludono ulteriori omicidi mirati per eliminare figure chiave del regime, come Ahmad Vahidi, comandante dei guardiani della rivoluzione, considerato un radicale.
Il confronto con il modello venezuelano è pertinente, richiamando alla mente azioni militari precedenti. Nella crisi in Venezuela, gli Stati Uniti avevano attuato misure simili contro navi petroliere e personaggi di spicco dell’establishment, come parte della strategia di contenimento.
Nel frattempo, l’Iran ha rilasciato nuove mine, il cui numero esatto rimane riservato per motivi di sicurezza. Tuttavia, la marina americana si trova in difficoltà, con solo un mezzo disponibile per le operazioni di bonifica, mentre gli altri sono ancora schierati in Asia, sollevando interrogativi sulla mancanza di rinforzi prima delle attuali crescenti tensioni.
Le preoccupazioni per la disponibilità di munizioni sono aumentate. Secondo il New York Times, Washington ha speso tra i 28 e i 35 miliardi di dollari esaurendo le proprie riserve. Gli Stati Uniti hanno utilizzato una vasta gamma di sistemi d’armamento, tra cui 1100 cruise Tomahawk e 1200 missili Patriot, ma devono ora affrontare la necessità di rimpiazzare tali attrezzature. Questo include il trasferimento di capacità antimissile dalla Corea del Sud verso il Golfo e l’adattamento di altre risorse precedentemente destinate a supportare l’Ucraina.
In risposta a queste minacce, gli Stati Uniti adottano il sistema Sky Map, sviluppato in Ucraina, per difendere la base saudita Prince Sultan, recentemente colpita. Questo sistema si è dimostrato efficace nel contrasto ai droni impiegati dall’Iran e dai russi. Kiev ha offerto assistenza ai paesi arabi, inviando esperti e firmando accordi di difesa, con l’obiettivo di migliorare la risposta agli attacchi dronistici.
Con il continuo dispiegamento di tre portaerei nella regione e l’arrivo di nuovi aerei dagli Stati Uniti, il bilancio delle forze si intensifica. Tuttavia, l’Iran possiede ancora un arsenale significativo, con oltre mille missili e droni kamikaze, pronti a rispondere a eventuali operazioni americane.