Dall’accesso all’edilizia popolare fino alla sospensione di provvidenze economiche regionali: ecco cosa potrebbero rischiare le famiglie dei minorenni che commettono reati, riporta Attuale.
Si preannunciano tempi sempre più duri per i minorenni che commettono reati. Dopo la proposta di una stretta sull’imputabilità dei minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni, e all’indomani del voto in consiglio dei ministri del decreto che fa scendere in campo la procura nazionale antimafia nel caso di reati gravi commessi da minori, arriva dal Veneto anche una previsione che mira a coinvolgere e responsabilizzare le famiglie. Così, Stefano Valdegamberi, consigliere ex Lega, ora in Futuro Nazionale in Regione, rivendica una battaglia contro le baby gang che porta avanti da molto tempo, ben prima del governo di Roma: «Ci lavoro da due anni e il testo risale all’aprile scorso», dichiara a Open. Non nasconde, inoltre, il peso del tema culturale: «Nella cultura islamica, il maschio è spesso lasciato libero di essere un delinquente».
Famiglie coinvolte nel recupero dei minori
La finalità dell’intervento normativo, dal titolo Disposizioni in materia di responsabilizzazione genitoriale e di raccordo con i servizi sociali, viene collegata a un contesto odierno caratterizzato da una «crescente attenzione verso fenomeni di disagio e di violenza minorile giovanile». Quando si parla di giovani, non si può evitare di considerare le loro famiglie, che sono spesso «fragili o caratterizzate da difficoltà educative», come riportato nel testo.
«È innegabile che la prima agenzia di educazione è la famiglia, insieme alla scuola», afferma Valdegamberi, che ha un passato come assessore alle politiche sociali del Veneto. La norma mira a «rafforzare il ruolo educativo della famiglia e a promuovere una più efficace collaborazione tra nuclei familiari e servizi territoriali». Vengono previsti, dunque, una serie di interventi non punitivi, ma amministrativi e sociali finalizzati al recupero e alla prevenzione.
Quali reati? «Saranno definiti meglio»
La proposta di legge prevede che i genitori vengano coinvolti nelle fasi successive alla commissione di un reato da parte dei figli. La lista dei reati o delle condotte criminose non è ancora stata inclusa nel testo, racconta il consigliere veneto: «È un disegno di legge, poi saranno definiti meglio». Sicuramente non mancheranno furti o atti di violenza: «Non passa giorno che nel veronese non ci sia un fatto di cronaca legato a un minore, dai gruppi di ragazzi che aggrediscono un altro giovane alla fermata dell’autobus, o che rubano cellulare o portafoglio, fino agli anziani che subiscono violenza per strada». Le baby gang saranno particolarmente interessate.
Il percorso educativo con i genitori
Ma quando entra in gioco la figura del genitore? Anche su questo punto, il disegno di legge non presenta fattispecie chiare. Si legge che «i servizi sociali competenti, anche in raccordo con i comuni, le Aziende ULSS e gli altri soggetti del sistema integrato degli interventi sociali e sociosanitari» possono valutare «l’attivazione di un percorso educativo e di responsabilizzazione rivolto al nucleo familiare».
Valdegamberi spiega che il percorso sarà «destinato al recupero del minore, coinvolgendo la famiglia», mentre «saranno le direttive regionali a dettagliare maggiormente». Si tratta di un modo per «promuovere l’assunzione consapevole dei doveri educativi» da parte di genitori o figure esercenti la responsabilità genitoriale, tutori e affidatari, con l’obiettivo di prevenire una possibile «recidiva della condotta».
La sospensione dei benefici regionali per chi non collabora
È in questo punto che interviene l’elemento più innovativo della norma: la sospensione dei benefici regionali. Una mancata adesione, senza giustificato motivo, ai percorsi (o la loro interruzione ingiustificata) da parte delle famiglie «può rilevare ai fini dell’accesso, del mantenimento o della sospensione temporanea di provvidenze economiche regionali, contributi, agevolazioni o benefici». Un ulteriore comma prevede che «nei limiti di compatibilità con la normativa regionale», l’ente competente possa disporre della «sospensione dell’accesso a benefici, agevolazioni o procedure connesse all’assegnazione o alla permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica».
Gli enti erogatori del beneficio comunicheranno eventuali sospensioni e tempistiche, che potrebbero estinguersi in caso di ripresa della collaborazione da parte della famiglia. Il principio ispiratore è chiaro, spiega Valdegamberi: «Se tu non rispetti le regole, perché devo darti l’aiuto?».
Basterà quindi che i genitori collaborino, indipendentemente dall’esito dello sforzo: «Se dimostrano buona fede e cercano di recuperare il figlio, non ci sarà ragione per punirli», indica il consigliere. Inoltre, precisa che le misure saranno sempre disposte «in maniera proporzionata alla gravità della mancata collaborazione».
Il nodo dei diritti
Tuttavia, nella possibilità di sospendere alcuni benefici regionali potrebbero nascondersi le maggiori insidie della proposta, soprattutto per il potenziale impatto su prestazioni e diritti fondamentali delle famiglie. La norma segna infatti un perimetro preciso, escludendo la possibilità di sospensione di misure indispensabili, come quelle sanitarie e sociosanitarie, o di interventi necessari alla tutela immediata del minore o di soggetti vulnerabili. Valdegamberi riconosce che il tema dei diritti della persona è delicato, e già qualcuno in commissione glielo ha fatto notare: «Ma il testo non è buttato lì a caso. È stato elaborato anche in collaborazione con costituzionalisti e docenti di diritto», per risultare «sostenibile dal punto di vista della costituzionalità», conclude sicuro.
Ora il passaggio in commissione
Il Pdlr 67 è stato presentato ad aprile di quest’anno, ma è stato illustrato in Quinta commissione solo pochi giorni fa. I segnali sembrano buoni, garantisce il consigliere Valdegamberi: «Due esponenti della Lega hanno già voluto sottoscriverlo». La discussione proseguirà in commissione, dove verranno esaminati anche gli aspetti costituzionali, per poi passare al voto in Consiglio. «Spero entro fine anno», commenta fiducioso.
La piega che la politica, a livello nazionale, sta prendendo sul tema fa ben sperare, anche se il consigliere rivendica di aver scelto un approccio deciso sulla delinquenza minorile molto prima che il governo Meloni si decidesse a fare lo stesso. Auspica, per questa nuova proposta, di fare scuola a livello nazionale: «Può essere uno spunto. Ho avviato delle proposte in passato che poi, fatalità