Roma, 13 giugno 2026 – La polizia postale di Roma ha scoperto un caso di deepfake riguardante immagini e video porno con donne famose, rendendoli pubblici sulla piattaforma “cFake.com”. Tali contenuti sessualmente espliciti coinvolgono donne vip provenienti da vari settori, tra cui politica, sport e cultura. Il sito è stato oscurato dalla procura di Roma, mentre è stato accertato che l’hosting della piattaforma si trovava negli Usa, riporta Attuale.
Indagini dall’Italia agli Usa
L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma e condotta dal Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, è iniziata nell’‘ottobre 2025 dopo numerose segnalazioni di contenuti pornografici che vedevano protagoniste involontarie donne appartenenti al mondo della politica nazionale e internazionale, dello spettacolo, dello sport e della cultura.
La piattaforma si presentava con un’interfaccia tipica dei siti porno per adulti, in lingua inglese, e richiedeva un’autocertificazione per accedere ai contenuti, indicativa dell’età degli utenti.
Accertamenti tecnici condotti dagli esperti della polizia hanno portato a identificare l’infrastruttura di hosting della piattaforma negli Usa.
Nel mese di novembre scorso, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha emesso un decreto di sequestro preventivo, eseguito mediante l’oscuramento del sito sul territorio nazionale per impedire l’accesso agli utenti italiani.
Chiesto il sequestro del dominio
Le autorità italiane, in collaborazione con l’Homeland security investigations (Hsi) del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, hanno richiesto al Department of justice (Doj) l’emissione di un provvedimento di sequestro del dominio per violazioni della normativa federale “Take It Down Act”.
“L’operazione – dichiarano gli investigatori – rappresenta un significativo risultato della cooperazione internazionale di polizia nel contrasto agli abusi delle tecnologie di intelligenza artificiale e alla diffusione non consensuale di contenuti sessualmente espliciti generati artificialmente, a tutela della dignità, dell’immagine e dei diritti delle vittime”.