La riforma della giustizia: il giudizio critico di Luciano Violante
ROMA – L’ex Presidente della Camera Luciano Violante ha espresso un giudizio negativo sulla nuova riforma costituzionale sull’ordinamento giudiziario, sottolineando le sue preoccupazioni riguardo al tentativo di riequilibrio tra politica e magistratura. “Il mio giudizio non è positivo”, ha dichiarato, evidenziando come la riforma non si concentri sulla giustizia né sui diritti dei cittadini, ma piuttosto sul potere dei pubblici ministeri, aumentando la loro influenza sulla comunicazione e sull’opinione pubblica, riporta Attuale.
Critiche alla riforma
Violante ha dichiarato: “Oggi la separazione delle carriere già esiste con la riforma Cartabia. Si può cambiare da pm a giudice e viceversa una sola volta nella vita e solo nei primi dieci anni. Ma per farlo, è necessario trasferirsi in un’altra regione. Questa riforma, qui, aumenta il potere dei pm, concedendo loro un totale autogoverno”.
Riguardo al rischio di un “pm super poliziotto”, Violante ha avvertito della possibilità di creare una casta potente, “senza vincoli gerarchici e che si auto amministra”. Ha proseguito affermando che senza un controllo politico, simile a quello presente in altri paesi con la stessa separazione, ci sarà la necessità della “riforma della riforma”.
Il futuro del Consiglio Superiore della Magistratura
Commentando il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), Violante ha affermato che “i sorteggiati apparterranno comunque a una corrente e gli appartenenti alla stessa corrente continueranno a fare gruppo a sé”. Per quanto riguarda la creazione di una corte disciplinare, ha sottolineato che “dipenderà da come saranno scritte le norme future”.
Il pubblico e le opposizioni hanno già espresso dissenso contro la riforma, come dimostrato dalle recenti manifestazioni in Senato. Cartelli con la scritta ‘no ai pieni poteri’ sono stati alzati dai banchi delle opposizioni, evidenziando il clima di tensione attorno alla questione.
Un equilibrio delicato
Violante ha concluso esprimendo il timore che la riforma possa portare a un ulteriore squilibrio a favore dei pubblici ministeri, piuttosto che al riequilibrio tanto desiderato. “Costruire un clima di rispetto reciproco è fondamentale per un’azione efficace a servizio dei cittadini, ma non vedo le premesse per questo”, ha concluso, lasciando intendere che voterà contro la legge al referendum.