Zelensky consolida il sostegno europeo prima dell’incontro con Trump
Prima di affrontare Donald Trump oggi a Mar-a-Lago, Volodymyr Zelensky ha voluto assicurarsi il sostegno dei principali leader europei per il suo piano di pace. Nella serata di ieri ha organizzato una telefonata collettiva con dieci leader, tra cui il tedesco Friedrich Merz, il francese Emmanuel Macron, il britannico Keir Starmer, Giorgia Meloni e la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen. Zelensky ha ottenuto facilmente ciò che voleva: il sostegno formale degli alleati nel Vecchio Continente, anche se restano dubbi su quanto questa mossa possa influenzare l’atteggiamento degli Stati Uniti, riporta Attuale.
Il presidente ucraino ha annunciato che durante il suo incontro con Trump, il settimo dall’inizio dell’anno, insisterà su “due linee rosse”. La prima riguarda il rifiuto di cedere ai russi anche la parte del Donbass attualmente controllata dall’esercito ucraino. La seconda riguarda l’indisponibilità a rinunciare alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalla forza militare russa. Su queste due questioni, i leader europei hanno mostrato “sensibilità diverse”. Nelle scorse settimane, la premier italiana avrebbe invitato Zelensky a mostrarsi più “flessibile” sui confini, in cambio di solide garanzie di sicurezza. Altri, come Starmer, ritengono invece che un’eventuale ritirata ucraina sarebbe inaccettabile, rappresentando una concessione all’invasione di Vladimir Putin.
Tuttavia, ieri non era il momento di esporre queste divergenze. I consiglieri di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, propongono una soluzione diversa: il ritiro degli ucraini dal Donbass per creare una zona cuscinetto che possa diventare un’area commerciale. Per questo motivo, i leader europei hanno convenuto di non ostacolare questa proposta, preferendo mostrare un fronte unito dietro Zelensky, il quale, in ultima istanza, dovrà decidere in merito all’integrità territoriale del proprio paese. Uno stesso discorso vale per il destino di Zaporizhzhia.
Ciò che conta ora è il “sì” di Trump alle richieste ucraine e, soprattutto, che il consenso della Casa Bianca non si sgretoli di fronte al già annunciato “niet” di Mosca. Macron, Merz, Meloni e gli altri partecipanti hanno garantito il loro impegno nel rafforzamento del deterrente militare per prevenire future aggressioni russe. Il perno del confronto è un meccanismo simile all’articolo 5 della NATO, in base al quale tutti accorrono in aiuto di un partner aggredito, proposta avanzata dal governo Meloni.
In parallelo, rimane attiva la proposta franco-britannica di schierare una forza di interposizione in Ucraina, una volta raggiunto un cessate il fuoco. Anche in questo caso, si attende l’esito dell’incontro Trump-Zelensky prima di passare all’azione. Quali paesi sono pronti a inviare soldati? Quale contributo offrirà chi, come l’Italia, è contraria al dispiegamento di truppe?
Infine, il piano di Kiev include un passaggio cruciale che coinvolge le decisioni europee. Zelensky chiede di stabilire una scadenza per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Dato che l’inclusione nella NATO è sfumata, il presidente ucraino desidera accelerare il processo di adesione all’UE. La commissaria all’Allargamento, Marta Kos, aveva indicato il traguardo del 2030, mentre gli ucraini puntano a farcela entro il 2027. Informalmente, i rappresentanti di Francia, Italia, Spagna e altri avvertono che sarebbe prematuro: lo stato ucraino deve dimostrare di poter assorbire le normative dell’UE, iniziando a sradicare la corruzione, solo per citarne una. Inoltre, è necessaria una revisione profonda delle politiche comunitarie riguardanti l’agricoltura e gli squilibri economici nell’Unione. Serve tempo.
È strano vedere come i potenti del mondo abbiano così poco tempo per i veri problemi della gente! Ma alla fine, chissà se Trump ascolterà le richieste di Zelensky o si dedicherà solo ai suoi soliti giochi di potere? Quando si tratta di sicurezza, le parole valgono poco senza azioni concrete…