La proposta di Zelensky per la pace e l’adesione all’UE
La risposta di Volodymyr Zelensky a Donald Trump, inviata ieri, mercoledì 10 dicembre, si concentra su quattro punti: i territori, le garanzie di sicurezza, la ricostruzione dell’Ucraina e l’ultima novità, l’adesione all’Unione europea entro il 2027, riporta Attuale.
Il piano non rappresenta ancora una strategia di pace definita, ma una base di discussione per bilanciare le azioni preparate dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner in contatto con le autorità russe. Zelensky ha espresso chiaramente di non avere né la volontà né la legittimità per cedere le parti del Donbass che sono ancora sotto il controllo ucraino e rivendicate da Vladimir Putin. Nonostante le pressioni americane e alcuni «inviti a riflettere» anche da parte dei leader europei, il presidente ucraino mantiene una posizione ferma: non ci sarà alcun premio per l’aggressione mossa da Putin.
Inoltre, Zelensky ha riproposto la cosiddetta «soluzione coreana», già menzionata in diverse occasioni nell’ultimo anno, che implica il congelamento della linea del fronte nel Donbass. I russi manterrebbero il controllo delle terre conquistate senza espansioni territoriali aggiuntive. Kiev, infatti, non riconoscerà ufficialmente la sovranità del Cremlino sui distretti occupati, ma interromperebbe i combattimenti, seguendo la storicità dell’accordo del 1953 tra Corea del Nord e Corea del Sud.
Tale proposta sarà discussa oggi nel corso della riunione online della «coalizione dei volenterosi», convocata dal premier britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron. Si prevede anche la partecipazione di Giorgia Meloni.
Si pone dunque il problema di come implementare un meccanismo simile all’articolo 5 della NATO, che prevede l’assistenza agli alleati aggrediti. Questo richiederebbe un impegno sostanziale da parte degli Stati Uniti e dei paesi europei. Parallelamente, Zelensky ha proposto un ingresso accelerato nell’Unione europea, da completare entro il 2027.
Tuttavia, l’idea non è stata concertata con i vari paesi europei. È emerso che Zelensky non ha discusso di questa proposta né con Macron né con il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante l’incontro di Londra, né con Meloni a Roma. A Bruxelles, prevale scetticismo, poiché la Commissaria all’allargamento Marta Kos aveva già fissato il 2030 come data per l’ammissione. Paesi come Spagna, Italia, Grecia e Portogallo ritengono anche quella data prematura, figuriamoci il 2027.
Nonostante ciò, il vice presidente ucraino per l’integrazione europea, Taras Kachka, è certo che Bruxelles offrirà un «percorso speciale» all’Ucraina, sostenuto per ora dalla Polonia, mentre l’Ungheria mantiene il veto. Tuttavia, anche un processo «speciale» non sarà privo di sfide per l’Ucraina, mentre il governo di Kiev è pronto a rinunciare a alcuni vantaggi economici, come i sussidi agricoli, per garantire la propria sicurezza, potendo contare sull’articolo di mutua difesa presente nei Trattati dell’UE, simile all’articolo 5 della NATO.
Infine, riguardo alle risorse finanziarie, Zelensky sta dimostrando grande flessibilità. Ha richiesto di utilizzare le riserve monetarie russe, valutate 185 miliardi di euro, attualmente congelate dalla società Euroclear in Belgio. Inoltre, ha sollecitato investimenti privati, parlando ieri con Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, uno dei principali fondi di investimento a livello globale.