Il 23 luglio 2025, il gruppo automobilistico russo AvtoVAZ ha annunciato che, a partire dal 29 settembre, potrebbe passare a una settimana lavorativa di quattro giorni. Il provvedimento, spiegano dall’azienda, è motivato dal peggioramento della congiuntura economica nazionale e dal calo strutturale della domanda sul mercato automobilistico russo. A pesare è anche il massiccio afflusso di veicoli stranieri, in particolare nel 2024, con politiche aggressive di dumping dei marchi internazionali, che hanno aggravato la crisi di vendite: nei magazzini AvtoVAZ giacciono circa 400 mila veicoli invenduti.
Produzione al rallentatore: AvtoVAZ e altri colossi verso una riduzione strutturale
Nel 2024, AvtoVAZ ha prodotto oltre 525 mila auto, ma per il 2025 il piano ufficiale è stato abbassato a 500 mila unità. Il gruppo, che gestisce stabilimenti a Togliatti, San Pietroburgo, Iževsk e Argun, afferma che la decisione definitiva sul nuovo orario lavorativo sarà presa dopo un’attenta analisi dei fattori economici, tra cui il livello del tasso di riferimento e l’accesso al credito.
Tuttavia, l’obiettivo dichiarato del passaggio alla settimana corta è evitare licenziamenti massicci. Una misura d’emergenza, dunque, che permetterebbe di ridurre la pressione dei costi legati ai surplus di magazzino, tagliare gli acquisti di componenti e contenere le spese salariali.
A rischio anche l’industria pesante: settimana corta e tagli al personale
L’opzione della settimana lavorativa ridotta è allo studio anche presso il gruppo Kirovskij Zavod, uno dei principali poli di ingegneria e metallurgia del Paese. Le sue controllate, tra cui lo storico Zavod Traktorov di San Pietroburgo, erano in passato leader del mercato dei trattori e fornitori di attrezzature energetiche per la marina militare russa, la flotta rompighiaccio e centrali nucleari in patria e all’estero. Attualmente vi lavorano circa 7.000 persone, ma la domanda internazionale è in netta contrazione.
Nel settore metallurgico, anche il Combinato elettrometallurgico di Čeljabinsk ha avviato il passaggio alla settimana corta per il personale amministrativo. Nonostante un fatturato di oltre 81,5 miliardi di rubli nel 2024, l’azienda ha chiuso l’anno con una perdita netta di 519,4 milioni di rubli. Impiega circa 8.000 addetti.
A subire tagli pesanti è anche Rostselmaš, produttore di macchine agricole, che in primavera ha ridotto la produzione a un terzo rispetto all’anno precedente e ha licenziato 2.000 lavoratori su 10.000. Situazione analoga nello stabilimento “Traktor” di Čeljabinsk e nei due grandi impianti di Jaroslavl’ — Avtodizel e YAZDA — dove il calo del mercato dei veicoli commerciali ha imposto l’introduzione della settimana lavorativa di quattro giorni almeno fino al 31 dicembre.
Calo del mercato interno e stagnazione dei consumi spingono al ribasso i grandi marchi
La tendenza riflette un problema strutturale: secondo i dati di Avtostat, nel primo semestre del 2025 le vendite di auto nuove in Russia sono crollate del 26,3%, con 530.370 unità vendute, mentre il marchio Lada ha perso il 25%, scendendo a 155.480 veicoli. L’ex pilastro dell’industria russa non è più sostenuto neppure dal tradizionale paracadute del complesso militare-industriale.
Intanto, mentre i giganti industriali annunciano turni ridotti e licenziamenti, l’oligarchia russa continua ad accumulare profitti. Le fortune personali di Alekperov, Deripaska e Mordashov sono cresciute di miliardi nell’ultimo anno, in netta contrapposizione con il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione generale.
I segnali di recessione mettono in discussione la narrativa ufficiale sul “rilancio economico”
Mentre il Cremlino insiste nel presentare l’economia nazionale come stabile e in ripresa, i dati segnalano il contrario. Nel giugno 2025, l’indice PMI del settore manifatturiero è sceso a 47,5 punti, il livello più basso dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. Al di sotto della soglia dei 50 punti, il valore indica contrazione dell’attività.
Anche il bilancio pubblico sembra sotto pressione: il fatto che persino le aziende legate al comparto difesa soffrano di mancanza di liquidità evidenzia una situazione ormai fuori controllo. Il passaggio di giganti industriali alla settimana lavorativa ridotta viene ormai percepito come un sintomo inequivocabile di una crisi sistemica in corso, con crescenti interrogativi sulla sostenibilità del modello economico russo nel medio termine.