Le Rapid Support Forces prendono il controllo di Al Fashir, situazione critica in Sudan
Le Rapid Support Forces (RSF), gruppo paramilitare coinvolto in una sanguinosa guerra civile in Sudan, hanno annunciato di aver conquistato la principale base militare dell’esercito ad Al Fashir, l’ultima importante città nel Darfur ancora sotto il controllo militare. Al Fashir è sotto assedio dal maggio 2024, e la sua caduta rappresenterebbe un evento cruciale che consoliderebbe la divisione del Sudan in due parti, con le province occidentali controllate dalle RSF e quelle orientali, inclusa la capitale Khartum, sotto il controllo dell’esercito, riporta Attuale.
Video verificati dalla BBC mostrano i paramilitari dentro alla postazione militare, ma non è chiaro se abbiano preso il controllo totale della città. Le truppe dell’esercito hanno abbandonato il quartier generale, ma potrebbero essere riorganizzate in altre aree. Oggi Al Fashir conta circa 260mila persone, molte delle quali bloccate senza cibo né aiuti. La fuga di migliaia di civili è documentata in vari video circolati online.
Il rafforzamento della presenza delle RSF solleva preoccupazioni per possibili nuovi attacchi contro i civili, compresi massacri su base etnica. Secondo le Nazioni Unite, le milizie hanno causato la morte di oltre 15mila civili nella conquista di El Geneina alla fine del 2023, un crimine che richiama la memoria della famigerata milizia janjawid, responsabile di atroci violenze in Darfur negli anni 2000.
La guerra civile ha inizio nell’aprile 2023, causando fino a 12 milioni di sfollati e almeno 150mila morti, mentre il paese affronta una delle più gravi crisi umanitarie del secolo. L’esercito Sudanese è guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan, aspirante leader supremo del paese, mentre le RSF sono sotto il comando di Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, con ambizioni simili.
A marzo, l’esercito ha riconquistato Khartum, ma la ritirata delle RSF verso il Darfur ha segnato l’inizio di nuove fasi di conflitto, ora avallate da un governo parallelo autoannesso dalle RSF. Gli attacchi brutali delle RSF, tra cui un massacro in un campo profughi a Zamzam, hanno forzato oltre mezzo milione di persone a fuggire verso Al Fashir.
Durante l’assedio di Al Fashir, i bombardamenti su obiettivi civili hanno portato a condizioni disastrose, con 600mila persone fuggite, mentre altre 260mila sono rimaste intrappolate. Le RSF hanno eretto un muro di 30 chilometri intorno alla città, consolidando ulteriormente il loro controllo.
La scarsità di cibo ha costretto la popolazione a consumare ombaz, una miscela potenzialmente tossica di farinacei, causando gravi intossicazioni tra i civili. Strategicamente, la conquista di Al Fashir è cruciale per le RSF, poiché migliora le linee di rifornimento dal nord e segna una divisione più profonda del paese senza segni evidenti di un imminente cessate il fuoco.
I conflitti continuano ad essere esacerbati dall’intervento di attori esterni, con le RSF che si riforniscono di armi e droni dagli Emirati, Ciad, Libia ed Etiopia, mentre l’esercito sudanese fa affidamento su forniture dall’Iran e Turchia.