Conferenza di Berlino per il Sudan: raccolti 1,3 miliardi di euro
Nella conferenza internazionale tenuta mercoledì a Berlino per raccogliere fondi per il Sudan nel terzo anniversario dell’inizio della guerra civile, sono stati raccolti circa 1,3 miliardi di euro, 450 milioni in più rispetto a quanto raccolto nella seconda conferenza organizzata l’anno scorso a Londra, riporta Attuale.
Dopo tre anni di conflitto tra l’esercito regolare del Sudan e le milizie delle Rapid Support Forces, attive principalmente nell’ovest e nel controllo della regione del Darfur, il paese versa in una delle crisi umanitarie più gravi al mondo. Circa 34 milioni di persone, su una popolazione di circa 50 milioni, necessitano di assistenza umanitaria, mentre 21 milioni di individui non hanno accesso a strutture sanitarie di base; una buona parte di queste persone è sfollata e vive in condizioni di grave insicurezza alimentare. Si stima che il conflitto abbia causato la morte di centinaia di migliaia di persone. In un videomessaggio inviato alla conferenza, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha messo in evidenza come la guerra in corso abbia distrutto il paese e destabilizzato l’intera regione.
Il governo tedesco ha comunicato di aver stanziato 212 milioni di euro per aiuti umanitari al Sudan, sommandosi ai circa 155 milioni già destinati a vari progetti alla fine del 2025; il Regno Unito ha contribuito con l’equivalente di 168 milioni di euro e la Norvegia con 42 milioni. Presenti alla conferenza anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha dichiarato che l’Italia ha inviato 130 tonnellate di aiuti umanitari e 6 milioni di euro per iniziative di emergenza, con l’intenzione di espandere il proprio sostegno al Sudan. Dall’inizio del 2023, l’Italia ha stanziato complessivamente 33 milioni di euro per affrontare l’emergenza.
Alla terza conferenza di Berlino hanno partecipato circa dieci ministri degli Esteri e le delegazioni di circa 60 governi, ma erano assenti i rappresentanti del governo sudanese e delle Rapid Support Forces. Il ministro degli Esteri sudanese ha criticato l’iniziativa, evidenziando che uno degli obiettivi era riavviare le negoziazioni per la risoluzione del conflitto, ma l’assenza delle due parti coinvolte ha reso l’evento inefficace.