Olimpiadi, la legittimità del decreto ‘Salva Olimpiadi’ è ora sotto esame costituzionale

07.11.2025 03:25
Olimpiadi, la legittimità del decreto 'Salva Olimpiadi' è ora sotto esame costituzionale

Milano, 7 novembre 2025 – Il decreto ‘Salva Olimpiadi’ accende le tensioni tra magistrati e governo riguardo all’ultima inchiesta che mette in discussione l’intervento normativo dell’esecutivo. Secondo i giudici, la Fondazione Milano Cortina 2026 “ha la possibilità, a differenza delle altre fondazioni pubbliche, di proseguire il suo operato senza quei contrappesi” necessari “per tutelare la pubblica amministrazione da scelte anti-economiche” o da “intese collusive volte ad alterare il mercato e la libera concorrenza”, riporta Attuale.

Il decreto sotto la lente

Il decreto del governo Meloni del giugno 2024, che ha qualificato come ente di diritto privato la fondazione creata per organizzare le Olimpiadi invernali in Lombardia e Veneto, è considerato normativo “dettato ad hoc”. Questa misura ha depotenziato la “tutela penale” e ha creato una “irragionevole” zona franca per i dipendenti di quell’ente, che godono di una sostanziale “immunità” rispetto agli addetti di “qualsiasi altra amministrazione pubblica”.

Legittimità costituzionale

Le considerazioni del giudice di Milano, Patrizia Nobile, sono emerse nell’ordinanza che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del decreto davanti alla Consulta, come richiesto dai pm Alessandro Gobbis e Francesco Cajani. Nell’inchiesta sono coinvolti l’ex amministratore delegato della Fondazione, Vincenzo Novari, e Luca Tomassini, imprenditore di Vetrya-Quibyt, a causa di affidamenti diretti per servizi digitali pilotati, avvenuti tra il 2020 e il 2021, in cambio di presunti tangenti.

Il caso San Siro

La palla passa ora alla Corte costituzionale, che dovrà esprimersi su un decreto che potrebbe estinguere le inchieste. Questo avviene mentre il countdown per l’inaugurazione dei Giochi, fissata per il 6 febbraio allo stadio milanese di San Siro, continua. La vendita del San Siro da parte del Comune a Inter e Milan è finita sotto la lente della Guardia di Finanza e della Procura di Milano. Secondo il giudice delle indagini preliminari, il decreto sulla Fondazione Milano-Cortina violerebbe articoli della Costituzione e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall’Onu nel 2003 e ratificata dall’Italia con la legge 116 del 3 agosto 2009.

La tesi della Gip

Il procedimento nei confronti degli indagati è sospeso in attesa della pronuncia della Consulta, che potrebbe confermare la natura privata dell’ente, portando all’archiviazione del caso. Per la giudice, la Fondazione, sulla base di una direttiva Ue sugli appalti pubblici, “ha natura di organismo di diritto pubblico”, come sostiene la Procura. Questo ente, finanziato principalmente con fondi pubblici, ripiana anche le proprie perdite con risorse statali.

Le persone che operano per quell’ente sarebbero quindi considerati pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, con implicazioni legali rilevanti per turbativa e corruzione. Il legislatore, secondo la giudice, ha creato uno “scudo” contro le indagini. Tuttavia, il presidente della Fondazione, Giovanni Malagò, ha affermato che “da subito l’Avvocatura Generale dello Stato ha sostenuto la tesi che eravamo soggetti privati. E il bilancio è sostenuto con ricavi privati”.

L’allarme di Zaia

“Ma se continuiamo con questi dibattiti, ho l’impressione che non ne veniamo fuori,” ha commentato il governatore del Veneto, Luca Zaia. Il vicepremier Matteo Salvini ha tagliato corto: “Le Olimpiadi sono l’immagine di tutta Italia, fino a marzo, nessuno metta a rischio la buona riuscita dei Giochi. Dopo metà marzo discuteremo di tutto il resto. Ora dobbiamo concentrarci”. Fonti di Palazzo Chigi dichiarano di “accogliere con serenità e piena fiducia il percorso avviato e attendono l’esito della pronuncia della Corte costituzionale”. Tuttavia, la senatrice M5s Elena Sironi ha criticato il governo Meloni per le sue polemiche persistenti con le procedure.

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