
Il Senato ha approvato ieri un decreto che include un emendamento che prevede un compenso di oltre 600 euro per gli avvocati che assistono i migranti nei rimpatri volontari. Il Consiglio nazionale forense ha chiesto la rimozione di riferimenti al proprio coinvolgimento, affermando di non essere mai stato informato riguardo a tale norma, riporta Attuale.
Il passaggio alla Camera e gli oltre mille emendamenti
Il decreto sicurezza si avvia ora verso il passaggio finale alla Camera, dove dovrà essere convertito in legge entro il 25 aprile, altrimenti decadrà. Il governo mira a una rapida conclusione, anche ricorrendo alla fiducia, dopo le modifiche già approvate al Senato, caratterizzate da non poche tensioni interne alla maggioranza. Le opposizioni hanno presentato oltre 1.200 emendamenti, contestando l’intero provvedimento, ritenuto una «legge liberticida» che impone restrizioni ai cortei e aumenta le tutele per le forze dell’ordine. In particolare, il dibattito si concentra ora sulla norma riguardante i rimpatri.
L’attacco delle opposizioni
Il Partito Democratico, rappresentato da Debora Serracchiani, ha descritto il compenso come un incentivo economico per avvocati impegnati nella «remigrazione dei loro assistiti». Riccardo Magi di +Europa ha definito la norma «incostituzionale», evidenziando la possibile somiglianza con politiche restrittive simili a quelle di Trump. Ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiedendo un incontro urgente per discutere di un decreto che ha impatti su diritti fondamentali. Valentina D’Orso del M5s ha avvertito circa il rischio di conflitti di interesse economico per gli avvocati, con possibili effetti negativi sui migranti e sull’immagine della professione legale.
Cosa prevede (in sintesi) il testo
Il provvedimento, varato il 24 febbraio, ha già suscitato aspre polemiche all’interno delle commissioni. Tra le misure più controverse figurano il fermo preventivo fino a 12 ore per individui ritenuti pericolosi in vista di manifestazioni, una sorta di «scudo» per chi commette reati con una presunta «causa di giustificazione», restrizioni sul possesso di coltelli e le nuove norme sui rimpatri dei migranti. È prevista anche la possibilità di introdurre forme di «blocco navale», sebbene diverse da quelle ipotizzate durante la campagna elettorale del 2022.
Foto copertina: ANSA / MEDITERRANEA