Crisi demografica in Nuova Zelanda: oltre 72.000 cittadini lasciano il paese
La Nuova Zelanda sta affrontando una delle crisi demografiche più gravi della sua storia recente. In un anno, più di 72.000 cittadini hanno lasciato il paese per trasferirsi all’estero, dato che rappresenta il massimo dal periodo della crisi finanziaria del 2008. La maggior parte di queste partenze ha come destinazione l’Australia, scelta attrattiva per via della vicinanza geografica, di condizioni economiche più favorevoli e di un processo di accesso alla cittadinanza recentemente semplificato, riporta Attuale.
La stampa locale spesso si riferisce a questa situazione come “brain drain” (“fuga di cervelli”). Il governo neozelandese, attualmente di centrodestra, ha avviato un ambizioso programma di riforme, come dichiarato dalla ministra delle Finanze Nicola Willis, con l’obiettivo di rendere il paese più attrattivo per i cittadini più qualificati. Tra le misure previste ci sono incentivi fiscali per le imprese locali e l’introduzione di una legge per allentare le restrizioni sugli investimenti esteri.
In diverse campagne di sensibilizzazione, il governo ha iniziato a dissuadere i neozelandesi dalle partenze. La polizia ha persino prodotto un video umoristico che mette in evidenza gli “svantaggi” di vivere in Australia, citando regioni lontane con condizioni climatiche difficili e una vita sociale densa di persone.
Il crescente numero di partenze è il risultato di una economia neozelandese in grande difficoltà. Durante la pandemia, il governo ha implementato misure di sostegno per famiglie e imprese, mantenendo i tassi di interesse a livelli bassi, ma questo ha contribuito anche all’aumento dei prezzi. Con la fine di queste politiche espansive e l’innalzamento dei tassi d’interesse, l’economia ha rallentato, entrando in recessione e portando a effetti diretti sul mercato del lavoro e sul costo della vita. L’inflazione ha superato l’aumento dei salari, lasciando i lavoratori con meno potere d’acquisto.
Secondo un recente studio condotto dal gruppo bancario HSBC, nel 2024 la Nuova Zelanda ha registrato la contrazione più forte del prodotto interno lordo tra tutti i paesi sviluppati. Attualmente, il tasso di disoccupazione è del 5,3%, il più alto degli ultimi dieci anni.
Mark Berger, direttore di NZRelo, ha affermato che le motivazioni dietro questo esodo sono concrete: stipendi più alti, maggiori opportunità di carriera e un costo della vita più contenuto, il che permette di risparmiare. Inoltre, la riforma della cittadinanza attuata dal governo laburista di Anthony Albanese nel 2023 ha reso più facile per i neozelandesi ottenere la cittadinanza australiana, favorendo ulteriormente l’emigrazione.
Nonostante il forte aumento delle partenze, è importante notare che nell’ultimo anno l’afflusso di cittadini stranieri in Nuova Zelanda ha superato le partenze, con quasi 110.000 nuovi ingressi. Tuttavia, il sociologo Paul Spoonley ha messo in guardia sul fatto che la perdita di cittadini tra i 25 e i 30 anni potrebbe tradursi in una grave perdita di competenze, indicando un trend preoccupante per il futuro economico del paese.
Incredibile che così tante persone stiano lasciando la Nuova Zelanda. La vita in Australia sembrerebbe davvero più semplice… ma chissà se ne vale davvero la pena! È come quando qui in Italia molti giovani snobbano il Sud per il Nord, sperando in occasioni migliori. O sbaglio?