La storia di Viviana Vazza, orfana della strage del Vajont e la sua lotta per giustizia

21.02.2026 14:55
La storia di Viviana Vazza, orfana della strage del Vajont e la sua lotta per giustizia

Longarone (Belluno), 21 febbraio 2026 – Nonostante siano trascorsi 63 anni dalla strage del Vajont, la giustizia continua a mancare, afferma Viviana Vazza, orfana del disastro che ha perso i genitori, la sorellina, i nonni e altri familiari. Salva per caso, era in collegio a Belluno al momento del tragico evento, vive un fardello di colpa: “Perché io sì?”, riporta Attuale.

Viviana Vazza esprime la sua frustrazione e indignazione riguardo al processo di giustizia, sottolineando che i responsabili hanno ricevuto pene lievi: con la condanna di due tecnici che hanno ottenuto in totale solo otto anni e otto mesi, di cui sei condonati. “Un buco mafioso e di potere, esasperazione per noi superstiti perché non abbiamo mai avuto giustizia”, afferma.

I risarcimenti del Vajont

Hanno pagato i cadaveri e c’è stata la transazione. Ci è stato detto: tu prendi questi soldi e vengono cancellati danni morali e psicologici. Non abbiamo avuto nessun supporto, nessun campanello al quale suonare”. Il dolore e l’indignazione sono palpabili nelle sue parole. “Siamo stati lasciati soli; tu hai il tuo tutore e devi combattere per il risarcimento”.

Come orfana del Vajont, “mi hanno dato un lavoro in tribunale”, racconta Viviana. Ha seguito il processo, ma ben presto è stato trasferito all’Aquila per timore di disordini.

Come ci si riconcilia con lo Stato

Dopo una tragedia di tali proporzioni, come ci si riconcilia con le istituzioni? “Ci sono molti passaggi da affrontare – confida Viviana Vazza dopo una pausa –. C’è la riconciliazione con i nostri affetti, con il bambino che ero, con le nostre famiglie, la necessità di trovare pace con se stessi, perché ti è stato strappato tutto e le emozioni sono state congelate, anche la tua infanzia. La riconciliazione con chi sapeva e non ha fatto nulla è stata un percorso difficile. Per avere un po’ di pace, non voglio dire perdonare, ma per vivere e accettare quello che è successo. E la riconciliazione con lo Stato? Ma era complice di questa sciagura”.

I sentimenti degli scampati

“Non ci aspettavamo niente, ci vergognavamo di dire che eravamo rimasti soli, orfani senza nessuno. Quando sei giovane e ti è stato portato via tutto, non hai la forza di lottare; spesso ti lasci anche manipolare”. Reflexionando sul disastro a 63 anni di distanza, Viviana afferma: “Ho cercato di fare pace – dice l’artista –, penso con amore, e questo mi aiuta molto. Ho intrapreso un percorso per trovare la mia pace. È una scelta: lottare o ritrovare te stessa, il bene o il male. Ho scelto di pensare con amore a questa sciagura. Non potrò mai dimenticare, conosco bene le mie emozioni.”

I libri sulla strage del Vajont

Viviana Vazza ha raccontato il disastro nei suoi libri. “Le scarpette di vernice nera è la mia Via Crucis di un dramma. Poi ho scritto ‘Carezze alla memoria’, con un bucaneve sulla copertina, simbolo di resilienza, per dimostrare che Longarone ha una storia e non si è fermato al disastro di quella notte.”

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