La famiglia del bosco: Nathan e Catherine Trevallion chiedono di riunirsi ai figli
Roma, 22 aprile 2026 – “Vogliamo tornare a essere una famiglia”. Montecitorio ha ospitato oggi Nathan Trevallion e la moglie Catherine, i quali hanno espresso le loro preoccupazioni in una conferenza stampa organizzata dalla presidente della Commissione per l’Infanzia e l’Adolescenza, Michela Vittoria Brambilla. I coniugi, coinvolti nella controversa questione della ‘famiglia del bosco’, hanno visto il Tribunale per i minorenni dell’Aquila sospendere la loro patria potestà lo scorso novembre, riporta Attuale.
Nathan ha descritto il dolore che hanno vissuto negli ultimi cinque mesi, sottolineando che la loro preoccupazione principale concerne i figli, allontanati dalla loro casa in un’area boschiva a Palmoli dopo una relazione critica da parte degli assistenti sociali. “La separazione dal loro papà, poi dalla mamma. La paura, l’ansia, lo stress, il trauma: è stato orribile – ha raccontato –. La loro gioia e felicità è stata distrutta”. Trevallion ha inoltre confutato le voci riguardo a tensioni con la moglie: “Siamo uniti più di prima. C’è amore l’uno per l’altra e per i nostri bambini. Il nostro desiderio più grande è di essere ricongiunti”.
Catherine Birmingham ha espresso il suo dolore, affermando: “Siamo affranti – perché sappiamo che i nostri bambini soffrono, non possiamo riportarli in una casa dove sarebbero al sicuro e amati. L’unica cosa che desidero è di risvegliarmi da quello che mi sembra essere il peggiore degli incubi”. La madre, originaria dell’Australia, ha descritto la sua esperienza nel centro di accoglienza come “ostile”, non favorendo la serenità dei bambini. “Ho visto la sofferenza dei miei figli e non ho mai visto né sentito una forma di crudeltà così estrema come quella che stanno subendo”.
La coppia ha letto una lettera scritta da Nathan per conto della loro figlia Utopia Rose, che all’età di otto anni non sa scrivere. La bimba si rivolge alla madre con un messaggio affettuoso, esprimendo il desiderio di riunirsi: “Mamma, ti auguro buon compleanno. […] Vorrei tanto che fossimo lì. Ti vogliamo bene, mi manchi moltissimo”.
La causa dei Trevallion trova sostegno nell’onorevole Brambilla, la quale afferma: “Le vere vittime sono i bambini. In base all’articolo 3 della Convenzione Onu per i Diritti del Fanciullo, il superiore interesse del minore deve guidare le decisioni riguardanti il minore, e in questo caso non è stato così. Questi bambini sono stati allontanati dalla loro famiglia e dalla loro casa, e questa è una violenza di Stato”.
Brambilla ha inoltre evidenziato la necessità di riformare il sistema di affidamento dei minori, sostenendo che “deve essere riformato in un senso o nell’altro. Il solo principio che deve giustificare l’allontanamento dei bambini è quando sono vittime di violenza”. Ha citato anche il tragico caso di una madre a Catanzaro, che, in preda a difficoltà, ha messo fine alla sua vita con i bambini.
Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dei Trevallion, ha sottolineato il tema della “crudeltà” in questa vicenda, notando che giudizi clinici vengono espressi da chi non ha competenze adeguate e senza una base scientifica. “Non c’è evidenza che la madre danneggi i figli, eppure il suo racconto viene screditato”, ha affermato.
La Garante per l’Infanzia, Marina Terragni, ha denunciato un sistema di affidamento che “non funziona”, citando che 41mila bambini sono stati sottratti alle famiglie, mentre fondi significativi vengono spesi per la loro manutenzione anziché per sostenere famiglie in difficoltà. “Nel dolore e nella disgrazia, questo caso sta diventando paradigmatico”, ha concluso.