Sorpresa nella relazione annuale inviata ai presidenti delle Camere. Il Partito Democratico, Azione, Lega per Salvini premier e Sinistra Italiana non hanno superato il vaglio di regolarità sui bilanci 2024, riporta Attuale.
Contestati i bilanci di sedici partiti, sono quattro quelli importanti
Un totale di 16 partiti politici è stato rimandato dalla commissione, tra cui il Partito Democratico, la Lega per Salvini premier, Sinistra Italiana ed Azione. Nella relazione inviata ai presidenti di Camera e Senato, la commissione segnala che le contestazioni sulla regolarità dei conti sono state inoltrate e sono in corso interlocuzioni per chiarire diverse poste che non sembrano conformi alla legge. Le risposte ricevute sono tardive o insufficienti, impedendo così alla commissione di rilasciare il visto di regolarità in tempo utile per la presentazione della relazione annuale, prevista entro il 30 aprile scorso.
Nella commissione cinque magistrati da Corte dei Conti, Cassazione e Consiglio di Stato
La commissione di controllo e trasparenza è presieduta da Cristina Zuccheretti, magistrata della Corte dei Conti, e include altri due magistrati della stessa Corte (Maria Antonietta Quarato e Antonio Di Stazio), un magistrato di Cassazione (Cosimo D’Arrigo) e il consigliere di Stato Giovanni Orsini. Il suo mandato è quello di garantire il rispetto della legge sulla trasparenza e i finanziamenti dei partiti politici, sanzionando eventuali irregolarità, inclusa l’esclusione dai benefici di legge, come la ripartizione annuale del 2 per mille dell’Irpef erogata dallo Stato.
Tirata d’orecchie a tutti: non spendono i soldi per le donne in politica
Nel suo ultimo rapporto, la commissione rimprovera tutti i segretari di partito per non rispettare un obbligo previsto dalla legge riguardante la destinazione di almeno il 10 per cento delle entrate ricevute a sostegno della partecipazione delle donne nella vita politica. Sebbene tutti i partiti accantonino formalmente una somma in bilancio per tale scopo, di fatto quei fondi non vengono spesi, ma trasferiti di anno in anno. La commissione ha quindi sollecitato i partiti a utilizzare concretamente questa quota del 10 per cento per iniziative che promuovano la partecipazione attiva delle donne, evitando l’accantonamento pluriennale.