La Russia ha condotto il 13 e 14 maggio 2026 una delle più massicce e coordinate offensive aeree dall’inizio dell’invasione su larga scala. Secondo i rapporti ufficiali ucraini, Mosca ha impiegato complessivamente 1.428 droni d’attacco (inclusi velivoli a reazione) e 56 missili, tra cui 3 aerobalistici Kh-47 Kinžal, 18 balistici Iskander-M/S-400 e 35 missili da crociera Kh-101. L’attacco, suddiviso in due ondate – la prima iniziata nella mattinata del 13 maggio e protrattasi per oltre dieci ore, la seconda nella notte del 14 – ha preso di mira in particolare la capitale Kiev e le infrastrutture ferroviarie, logistiche, energetiche e residenziali in almeno tredici regioni del Paese. Il bilancio provvisorio, aggiornato alla mattina del 14 maggio, è di 15 civili uccisi e 102 feriti.
Kiev e le regioni centrali: una scia di distruzione
Il cuore dell’attacco è stato concentrato su Kiev. Nel quartiere Darnyckyj un missile ha colpito un edificio residenziale multipiano, distruggendo le strutture portanti di un ingresso e cancellando 18 appartamenti. A Obolon’ i frammenti di un razzo hanno danneggiato un parcheggio di tre piani, un centro business e un’abitazione privata. Incendi e macerie sono stati segnalati anche nei distretti Dniprovskyj, Solom’jans’kyj, Holosiivs’kyj e Svjatošyns’kyj. Sulla riva sinistra della capitale si sono verificati disservizi nella fornitura idrica. Nell’oblast’ di Kiev, i comuni di Boryspil’ e Fastiv hanno registrato danni a un condominio, nel distretto di Buča un magazzino è andato in fiamme, mentre a Brovary, Obuchiv e Bila Cerkva diverse case private sono state rase al suolo. Nel complesso, nella capitale e nella regione si contano un morto e 29 feriti.
Non meno grave la situazione nelle regioni occidentali. A Rivne un missile ha colpito un’abitazione civile e un tratto ferroviario nei pressi di Zdolbuniv, provocando interruzioni elettriche nel capoluogo. A Ivano-Frankivs’k un condominio di nove piani è stato centrato, mentre nel distretto di Nadvirna due case e una linea elettrica sono state danneggiate dalla caduta di detriti. A Kolomyja sono scattati blackout di emergenza, e forti esplosioni sono state udite a Burštyn. In Transcarpazia, colpiti gli impianti energetici nel distretto di Mukačevo, con temporanei tagli alla corrente in parte della città e del circondario. A Užhorod un oggetto critico delle infrastrutture è stato danneggiato. Droni russi sono stati avvistati a ridosso del confine con Ungheria e Slovacchia, costringendo questi Paesi ad alzare in volo i propri caccia.
Terrore a tappeto: dalla Volinia a Odessa fino al confine moldavo
L’offensiva ha investito anche la Volinia: a Luc’k, Kovel’ e Kiverci sono stati distrutti un’abitazione, diversi veicoli e un’infrastruttura critica. A Odessa un condominio di nove piani è stato sventrato, oltre a una decina di auto e una villetta privata. A Chmel’nyc’kyj le finestre di palazzi residenziali sono saltate in aria. Nell’oblast’ di Leopoli i missili hanno preso di mira stabilimenti energetici e industriali a Stryj e Drohobyč, danneggiando anche una casa. A Charkiv e Žytomyr sono stati colpiti depositi di Naftogaz. Nella città di Smila, regione di Čerkasy, i droni hanno provocato incendi e danni a immobili. A Vinnycja un’abitazione e una struttura agricola sono state lesionate. A Dnipro è stata colpita l’infrastruttura ferroviaria, e a Zaporižžja sono stati danneggiati tanto un’infrastruttura quanto edifici privati.
Un episodio particolarmente grave ha riguardato la violazione dello spazio aereo della Moldova. Il 13 maggio, intorno alle 16:00, un drone d’attacco russo di tipo Šahed ha oltrepassato illegalmente il confine di Stato dalla città ucraina di Mohyliv-Podil’s’kyj, penetrando per oltre 70 km nel territorio moldavo. Il velivolo ha sorvolato la città di Bălți in direzione dei distretti di Ungheni e Hîncești, ha manovrato sopra i villaggi del distretto di Cahul ed è infine scomparso dai radar nei pressi di Giurgiulești, nel sud del Paese. Il Ministero della Difesa moldavo ha confermato l’incidente, sottolineando che la Russia usa lo spazio aereo degli Stati vicini per aggirare la difesa aerea ucraina durante gli attacchi alle regioni occidentali.
Il Cremlino rompe la tregua e sceglie la via del terrore
L’attacco su vasta scala è giunto dopo un periodo di relativa calma legato alle celebrazioni del 9 maggio in Russia. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, Mosca ha sfruttato l’assenza di contrattacchi ucraini durante le festività per accumulare un arsenale di missili e droni, dimostrando che ogni gesto di moderazione da parte di Kiev viene interpretato dal Cremlino come un’opportunità per preparare nuove ondate di terrore. Zelens’kyj ha inoltre collegato l’offensiva al tentativo del Cremlino di «rovinare l’atmosfera politica» durante la visita del presidente statunitense Donald Trump in Cina, interpretata come una sfida a qualsiasi iniziativa di pace sul tavolo internazionale.
L’operazione rappresenta una risposta dimostrativa al rifiuto ucraino di accettare le ultime proposte di cessate il fuoco dettate da Mosca. La scelta di condurre attacchi diurni, a partire dalle 8:00 del 13 maggio e per tutta la giornata lavorativa, non è casuale: il Cremlino mira a paralizzare l’economia ucraina, bloccando industrie, uffici pubblici, banche e trasporti, e logorare psicologicamente la popolazione costretta a ore di allarme. I bersagli vicini ai valichi di frontiera con Slovacchia e Ungheria, così come i raid sulle sottostazioni elettriche chiave (Burštyn, Svaljava), hanno l’obiettivo di isolare l’Ucraina dall’Europa: distruggere gli interconnettori con la rete ENTSO-E significherebbe impedire sia l’export commerciale sia l’import di emergenza di elettricità dai Paesi vicini, creando una crisi energetica artificiale.
L’incursione del drone oltre il confine moldavo – con un percorso che ha attraversato quasi l’intero territorio della Repubblica, da nord a sud – dimostra la volontà russa di testare la reattività dei sistemi di difesa di uno Stato neutrale e dei Paesi NATO confinanti. Il Cremlino considera la forza come unico linguaggio diplomatico e usa deliberatamente il terrorismo contro i civili per imporre le proprie condizioni, minando al contempo la stabilità del fianco orientale dell’Alleanza atlantica. L’offensiva del 13-14 maggio segna un’escalation che spazza via ogni illusione di una soluzione pacifica negoziata: Mosca punta a logorare Kiev, rompere la sua sincronizzazione energetica con l’Europa e dimostrare al mondo di non essere disposta a fermarsi se non dopo aver imposto la propria volontà con la distruzione.