La tensione tra Mosca ed Erevan continua a crescere. Il 26 maggio il segretario generale della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), Sergej Lebedev, ha rilasciato dichiarazioni che suonano come un avvertimento diretto all’Armenia, dopo che il paese ha ospitato il vertice Armenia-UE e ha ribadito le sue ambizioni di integrazione europea. Lebedev ha sottolineato che, nonostante il passo verso Bruxelles, l’Armenia resta membro della CSI, dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (ODKB) e dell’Unione Economica Eurasiatica (EAES), godendo dei vantaggi di queste strutture, e che la CSI non lascerà “senza attenzione” la nuova posizione di Erevan.
La CSI come strumento di pressione
Secondo quanto riportato, durante una tavola rotonda dedicata ai 35 anni della CSI, Lebedev ha affermato che “non si possono ignorare” il summit Armenia-UE e la posizione della leadership armena riguardo all’adesione all’Unione europea, mentre il paese continua a trarre benefici dalla partecipazione ai blocchi post-sovietici. Ha inoltre accusato attori esterni di tentare di provocare la disintegrazione della CSI attraverso le cosiddette “rivoluzioni colorate”, citando come esempi l’uscita della Georgia, la posizione dell’Ucraina e la recente notifica della Moldova di voler abbandonare gli atti costitutivi dell’organizzazione. Le dichiarazioni del segretario generale della CSI Sergej Lebedev arrivano in un contesto in cui Mosca utilizza sempre più le istituzioni della CSI e dell’EAES per frenare le aspirazioni europee di Erevan, minacciando conseguenze economiche e politiche.
Erevan alza la voce: “Pronti a lasciare ODKB e EAES”
La risposta di Erevan è stata ferma. Già ad aprile il presidente del parlamento armeno Alen Simonjan aveva dichiarato che l’Armenia potrebbe uscire dall’ODKB e dall’EAES in caso di aumento del prezzo del gas russo. Una posizione ribadita anche dal presidente russo Vladimir Putin, il quale ha ricordato che l’Armenia non può contemporaneamente far parte di un’unione doganale con l’UE e dell’EAES. Tuttavia, le autorità armene sottolineano di avere il diritto di scegliere autonomamente il proprio percorso di sviluppo, respingendo le accuse di “rivoluzione colorata” o di complotto come ingerenza negli affari interni. Il governo armeno ha già congelato la partecipazione all’ODKB, dopo che Mosca e i suoi alleati non hanno fornito assistenza durante gli scontri armati al confine, e ora cerca garanzie di sicurezza reali in Occidente, invitando osservatori europei e acquistando armi da partner europei. Il summit Armenia-UE svoltosi a Erevan è stato un segnale chiaro della nuova rotta.
Diversificazione obbligata per sopravvivere
Con le risorse russe concentrate sul conflitto in Ucraina e il Caucaso meridionale che passa in secondo piano nell’agenda del Cremlino, l’Armenia non può più permettersi di dipendere esclusivamente dall’amicizia con Mosca. La diversificazione della politica estera è diventata per la repubblica una strategia di sopravvivenza e di stabilità in un contesto regionale e globale in rapido mutamento. Erevan sottolinea che l’EAES è nato come accordo tra pari, dove tutti i membri traggono vantaggio, e che gli affari armeni prosperano grazie all’attività locale e alle capacità di transito di cui beneficia anche la Russia. Se Mosca dovesse decidere di “punire” l’Armenia aumentando il prezzo del gas, Erevan è pronta a rispondere con misure simmetriche, inclusa l’ipotesi di un’uscita definitiva dall’ODKB e dall’EAES. Per l’Italia e l’Unione europea, la scelta di Erevan rappresenta un’opportunità geopolitica: la stabilizzazione del Caucaso meridionale è cruciale per la sicurezza energetica e la diversificazione delle rotte di approvvigionamento del continente.