Processo per il suicidio di Andrea Prospero a Perugia: “La responsabilità di chi ha sfruttato la sua fragilità”

13.06.2026 19:05
Processo per il suicidio di Andrea Prospero a Perugia: "La responsabilità di chi ha sfruttato la sua fragilità"

Processo per la morte di Andrea Prospero: un coetaneo accusato di istigazione al suicidio

Perugia, 13 giugno 2026 – L’avvocato Francesco Mangano assiste la famiglia di Andrea Prospero, deceduto a 19 anni, mentre si svolge il processo a carico di Emiliano Volpe, un coetaneo accusato di “aver rafforzato” il proposito di suicidio di Andrea, attraverso la somministrazione di farmaci. La tragedia trae origine dall’uso del web, in cui Andrea, originario di Lanciano, si era trovato coinvolto in un ambiente pericoloso, riporta Attuale.

“Andrea era un ragazzo fragile, come tanti altri. Educato e ben educato, giunse a Perugia con l’obiettivo di studiare Informatica, iniziando a frequentare la vita universitaria insieme a altri. Purtroppo, navigando in Rete, si trovò a contatto con persone che lo hanno attratto in attività illecite, incluse piccole truffe online, aumentandone la vulnerabilità”, ha dichiarato Mangano.

Il processo ha rivelato dettagli agghiaccianti riguardo alle interazioni online tra Andrea e Volpe. Già nel settembre 2024, questo ultimo avrebbe iniziato a incoraggiare Andrea a considerare il suicidio, suggerendo metodi violenti per portarlo a termine. “Volpe ha eliminato le barriere psicologiche alla mia vita. Andrea, vulnerabile e confuso, è stato ulteriormente spinto verso l’abisso, mentre cercava disperatamente aiuto”, ha sottolineato l’avvocato.

Andrea Prospero, trasferitosi a Perugia a ottobre 2024, continuava a vivere la sua vita di studente, ma la sua esistenza cambiò drammaticamente. Dopo la sua scomparsa il 24 gennaio 2025, le autorità trovarono il suo corpo cinque giorni dopo, in un appartamento che Andrea aveva affittato. Gli investigatori hanno rinvenuto cinque telefoni e 46 schede SIM, riscontri inquietanti della sua vita nascosta.

“La sua morte ha scosso profondamente la comunità. Gli utenti delle chat, sulle quali si sono svolti questi scambi violenti, devono ora fronteggiare le conseguenze legali delle proprie azioni”, ha affermato Mangano, enfatizzando la responsabilità di Volpe nel promuovere il suicidio di Andrea.

La questione legale in merito all’istigazione al suicidio è complessa. In base alla normativa vigente, chi incoraggia o facilita tali atti può affrontare pene da cinque a dodici anni. “Qui è evidente la responsabilità di Volpe, che non ha solo facilitato i pensieri suicidi di Andrea, ma ha anche attivamente contribuito a realizzarli”, ha aggiunto l’avvocato.

“Le prossime udienze saranno cruciali per definire il contesto legale di questo tragico episodio. La testimonianza della polizia postale sarà determinante, insieme alle perizie psicologiche che dimostrano la preoccupante influenza di Emiliano Volpe su Andrea”, ha concluso Mangano.

La prossima udienza del processo si terrà il 25 giugno, mentre i media continuano a seguire l’evoluzione di questo difficile caso, evidenziando problematiche più ampie legate all’utilizzo della tecnologia e ai rischi che essa comporta per i giovani vulnerabili.

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