L’attentato contro Ranucci: Lavitola lo avvertì un mese prima dell’esplosione

18.08.2026 06:45
L'attentato contro Ranucci: Lavitola lo avvertì un mese prima dell'esplosione

Attentato contro Ranucci: la relazione con Lavitola sotto esame

L’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci continua a far discutere, con nuove rivelazioni sul suo legame con Valter Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti, tramite il suo avvocato Arturo Cola, ha dichiarato di sentirsi pentito per aver compromesso Ranucci, indicandolo come un “fratello”. Mentre l’ inchiesta della Dda di Roma si arricchisce di nuovi elementi, l’argomento dei rapporti tra i due protagonisti e i costi della trasmissione Report diventa centrale, riporta Attuale.

Lavitola afferma di aver avvisato Ranucci del rischio di attentato già il 7 settembre, un mese e mezzo prima dell’esplosione. Il centrodestra intensifica le pressioni, con Fratelli d’Italia che chiede di chiarire i legami tra il giornalista e Lavitola. Francesco Filini parla di “Reportopoli”, richiedendo chiarimenti sui compensi degli autori e giornalisti. Matteo Gelmetti ha inoltrato un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy. Forza Italia ha presentato dieci domande a Ranucci riguardo i suoi rapporti con Lavitola e il presunto progetto politico che lo avrebbe visto come candidato premier del “campo largo”.

Gli inviati di Report annunciano querele a seguito della pubblicazione dei compensi, affermando che le cifre messe in circolazione sono false e includono spese di produzione. Sara Kelany ha interrogato Ranucci su perché lo abbia contattato telefonicamente dopo la perquisizione a Lavitola e perché non abbia riferito delle minacce pregresse agli inquirenti.

La reazione dell’opposizione è netta: il PD, il M5S e Avs difendono Report e condannano la strumentalizzazione politica della situazione. I pentastellati affermano che la divulgazione dei dati sui compensi è parte di un attacco per “screditare la trasmissione e Sigfrido Ranucci”, sostenendo che le cifre includono anche spese per produzione e trasferte. Angelo Bonelli chiede alla Rai un audit per comprendere “chi avesse accesso a quei dati, chi li ha sottratti e chi li ha divulgati”. Per Bonelli, l’obiettivo sarebbe “normalizzare l’informazione e cancellare le inchieste fastidiose per il potere”.

In risposta, Peppe De Cristofaro accusa i media di destra di orchestrare una campagna contro Ranucci e Report, utilizzando l’attentato per regolare i conti. Infine, il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, invita alla cautela, rivendicando la necessità di approfondire e chiarire vari aspetti dell’inchiesta. Così, il caso Ranucci rimane un crocevia tra le pressioni di destra e la difesa della libertà di stampa a sinistra, mentre la figura di Ranucci continua a oscillare tra rischi e sfide del giornalismo d’inchiesta.

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