Morto Carlo Ginzburg, storico italiano di fama mondiale a 87 anni

17.06.2026 08:55
Morto Carlo Ginzburg, storico italiano di fama mondiale a 87 anni

Morto Carlo Ginzburg, il maestro della microstoria

Roma, 17 giugno 2026 – Mondo della letteratura in lutto. È morto a 87 anni Carlo Ginzburg, storico e saggista italiano, teorico della ‘microstoria’. La notizia della morte è stata resa nota da fonti vicine alla famiglia, riporta Attuale.

Figlio dell’intellettuale antifascista ebreo Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Levi (di padre ebreo e madre cattolica), fratello dell’economista Andrea Ginzburg, è stato autore di libri tradotti in una trentina di lingue. Studioso profondo ed eclettico, è considerato lo storico italiano più famoso nel mondo. Ginzburg amava raffigurare la storia non come una fortezza, ma come un aeroporto da cui decollare per nuove avventure intellettuali. Superando quelli che considerava “steccati culturali”, ha contaminato il lavoro storiografico con l’antropologia, la filologia, la teologia, la letteratura e la storia dell’arte.

Professore emerito alla Scuola Normale di Pisa, ha insegnato anche all’università di Bologna e negli atenei americani di Harvard, Yale, Princeton e California. Ginzburg è tra gli autori italiani più conosciuti e tradotti al mondo, in particolare per i suoi saggi di ricerca sulla stregoneria, le persecuzioni delle eresie e la cultura popolare del Medioevo e dell’Età moderna, come ‘I Benandanti’ e ‘Il formaggio e i vermi’.

Carlo Ginzburg ha studiato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale, quindi al Warburg Institute di Londra; ha insegnato storia moderna all’Università di Bologna e poi alle università Harvard, Yale (New Haven), Princeton e alla Università della California a Los Angeles, dove è stato anche titolare di una cattedra di storia del Rinascimento italiano. Dal 2006 al 2010 ha insegnato Storia delle Culture Europee alla Normale di Pisa.

Ha lasciato il segno sin da giovane con le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari, praticando la microstoria, di cui era considerato maestro, ancora prima che venisse teorizzata come analisi di casi minuti in una prospettiva sperimentale e comparata.

Attento studioso degli atteggiamenti religiosi e delle credenze popolari all’esordio dell’età moderna, ha pubblicato nel 1966 ‘I Benandanti’, ricerca sulla società contadina friulana del Cinquecento, che, sulla base di un cospicuo materiale documentario relativo ai processi inquisitoriali, illumina il rapporto dialettico tra un complesso sistema di credenze diffuse in modo capillare nel mondo contadino e la sua interpretazione da parte degli inquisitori, che tendevano a una semplificatoria equiparazione con i codificati moduli della stregoneria.

Negli anni Ottanta ha diretto, con Giovanni Levi, la collana Einaudi ‘Microstorie’.

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