Pavia, 29 giugno 2026 – Rimane avvolta nel mistero la morte della 50enne Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, decedute sei mesi fa in ospedale a causa di complicazioni derivanti da un avvelenamento. Gli investigatori sospettano che il veleno utilizzato sia la ricina – una sostanza altamente tossica – ma le indagini sul duplice omicidio non hanno ancora portato all’identificazione del colpevole, riporta Attuale.
A sei mesi dalla tragedia che ha colpito il Molise, l’inchiesta ha raggiunto uno stadio cruciale. Oggi si è tenuto un vertice al Centro Antiveleni Tossicologico ‘Maugeri’ di Pavia, coinvolgendo esperti e investigatori per far luce sul giallo di Pietracatella (Campobasso).
Arrivati da Berlino i super esperti della ricina
Oltre agli agenti della squadra mobile di Campobasso e ai consulenti del centro pavese, noto per custodire tutti gli antidoti antiveleno in Italia, erano presenti anche esperti italiani nominati dalla Procura di Larino e i specialisti del ‘Robert Koch Institute‘ di Berlino, riconosciuti a livello mondiale per la loro competenza nello studio della ricina.
Sotto la direzione del professor Christian Herzog, il team internazionale ha avviato le indagini. Il loro obiettivo è duplice: verificare se la ricina sia effettivamente la causa della morte delle due donne e, in caso affermativo, ricostruire dettagliatamente la “filiera” del veleno. Gli esperti analizzeranno circa settanta campioni di alimenti ancora sotto sequestro e i reperti prelevati dall’abitazione.
Analizzati i 70 alimenti sequestrati nell’abitazione
Il confronto di oggi ha permesso di analizzare i risultati ottenuti dai consulenti italiani e tedeschi. È emerso che in Germania le tecniche per l’identificazione della ricina sono molto avanzate. L’incontro ha avuto come finalità il chiarimento della situazione, con particolare attenzione alla parte scientifica dell’inchiesta.
Il gruppo di lavoro, coordinato dal professor Christian Herzog, esaminerà circa 70 alimenti sotto sequestro, insieme a campioni e reperti prelevati dal luogo di residenza della famiglia Di Vita, sigillato da dicembre scorso.
Nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella
È previsto un nuovo e decisivo sopralluogo nella casa di Pietracatella, ancora sigillata: verranno impiegate tecnologie avanzate e reagenti altamente specializzati per rilevare tracce della tossina, anche a distanza di mesi. Saranno effettuate analisi ambientali e cliniche sui campioni biologici di Gianni e Alice Di Vita, per individuare la presenza di eventuali anticorpi naturali, che potrebbero indicare contatti pregressi con la ricina, fornendo così nuovi indizi per l’indagine sul presunto duplice omicidio.
Al tavolo tecnico parteciperà anche il tossicologo Luca Morini dell’Università di Pavia, mentre l’attività investigativa sarà coordinata dagli specialisti della polizia criminale di Berlino, insieme alla polizia scientifica e alla Squadra Mobile di Campobasso, che organizzeranno il nuovo accesso nell’abitazione ancora sotto sequestro.
La relazione dell’autopsia
Oggi segna una data cruciale per quanto riguarda gli aspetti medico-legali. Si prevede che la procura riceva la relazione definitiva dell’autopsia, redatta dalla dottoressa Mari Pia De Luca, dopo un’estensione di tempo concessa per completare gli accertamenti.
Spuntano un nuovo testimone e una lettera anonima
Un nuovo testimone si sarebbe presentato nei giorni scorsi in Questura per fornire informazioni sul caso. Si tratterebbe di una persona molto vicina alla famiglia delle vittime. L’inviato del programma ‘Dentro la notizia’ ha riportato che la persona si sarebbe presentata volontariamente per “riferire notizie importanti” riguardanti i legami all’interno del nucleo familiare dei Di Vita. Inoltre, agli investigatori sarebbe pervenuta una lettera anonima.