Il piano della premier per il Colle: ostacoli e opportunità
Il piano della premier Giorgia Meloni per arrivare al Quirinale si scontra con la questione della legge elettorale e le ambizioni di Roberto Vannacci. «Non è più un tabù», ha dichiarato Meloni in un recente intervento su Rete4, sottolineando che chi non è di sinistra ha diritto a partecipare alle istituzioni, inclusa la presidenza della Repubblica, e che saranno gli italiani a decidere, riporta Attuale.
La strategia di Giorgia Meloni
La leader di Fratelli d’Italia coltiva da tempo la “tentazione Quirinale”. Dopo le elezioni politiche del 2027, Meloni prevede di tornare a Palazzo Chigi fino alla scadenza del mandato dell’attuale presidente Sergio Mattarella, prevista per febbraio 2029. L’obiettivo finale è la presidenza della Repubblica, con l’eventuale nomina del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, come suo successore nel governo. Tuttavia, è emerso che esiste anche un piano B, in cui Mantovano stesso potrebbe diventare candidato nel caso Meloni non riesca nella sua scalata.
I rischi della legge elettorale
Meloni è consapevole dei rischi legati alla legge elettorale; una nuova normativa potrebbe rafforzare il centrodestra, ma anche compromettere la possibilità di contendere il Quirinale nel 2029, costringendo a attendere il 2036. Per questo motivo, la premier potrebbe optare per il mantenimento del Rosatellum, che garantirebbe un risultato più bilanciato e avrebbe il potenziale di garantire un presidente di destra anche in caso di un centro-sinistra con più seggi, data la possibilità di alleanze post elettorali.
I tempi di approvazione della nuova legge
La questione della legge elettorale sta subendo ritardi significativi; il Senato prevede di approvare il nuovo sistema di voto tra settembre e ottobre. Nel frattempo, Vannacci sta creando tensioni all’interno della Lega, il cui messaggio è chiaro: allearsi con lui significherebbe indebolire la destra e rafforzare la sinistra. Anche il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha evidenziato le difficoltà nel conciliare la posizione governativa con quella dell’ex generale.