La Corte Suprema conferma il diritto di cittadinanza per chi nasce negli Stati Uniti

30.06.2026 17:25
La Corte Suprema conferma il diritto di cittadinanza per chi nasce negli Stati Uniti

La Corte Suprema degli Stati Uniti conferma la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribadito che tutte le persone nate negli Stati Uniti ottengono automaticamente la cittadinanza, respingendo l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del gennaio 2025, che mirava a negare tale diritto ai figli di immigrati senza permesso di soggiorno. Questa decisione, attesa da tempo, rappresenta una verifica importante per centinaia di migliaia di bambini e bambine che nascono in tali circostanze ogni anno, riporta Attuale.

I giudici hanno espresso un voto diviso: 5 contro l’ordine esecutivo e 4 a favore. Tra coloro che hanno votato contro, non solo tre giudici progressisti, ma anche due conservatori, inclusa Amy Coney Barrett, nominata da Trump stesso.

La questione al centro del dibattito era lo ius soli, il principio che sancisce la cittadinanza per diritto di nascita. L’ordine esecutivo di Trump, firmato il 20 gennaio 2025, intendeva negare questo diritto ai figli di immigrati privi di permesso di soggiorno e di persone in visita temporanea nel paese. Tale decisione si inserisce nel contesto delle sue dure politiche anti-immigrazione. La mossa ha suscitato immediato contenzioso legale e, dopo una serie di sospensioni, è arrivata alla Corte Suprema.

Il principio della cittadinanza per nascita è sancito dal 14esimo emendamento della Costituzione americana, introdotto nel 1868 per garantire i diritti civili anche ai discendenti degli schiavi liberati. La Corte Suprema, nel 1898, affermò che tale emendamento si applicava a chiunque nascesse sul suolo statunitense, stabilendo un precedente legale fondamentale.

Trump ha basato la sua interpretazione sull’idea che i figli di immigrati senza permesso non siano soggetti alla giurisdizione americana, e quindi non possano ottenere la cittadinanza. La sua retorica ha compreso affermazioni fuorvianti sulla posizione degli Stati Uniti rispetto allo ius soli, ignorando che esistono più di trenta paesi con legislazioni simili, tra cui nazioni dell’America Latina e dell’Asia.

La sentenza della Corte ha un impatto su circa 250.000 nascite annuali da genitori privi di permesso, evidenziando il rischio di apolidia per molti bambini, poiché altri paesi non concedono cittadinanza ai figli di cittadini nati all’estero. Sebbene l’amministrazione Trump avesse dichiarato che l’ordine non sarebbe stato retroattivo, esperti legali temevano possibili conseguenze per chi ha già acquisito la cittadinanza tramite questa via.

Inoltre, l’abolizione dello ius soli avrebbe modificato il riconoscimento dei certificati di nascita come prova di cittadinanza, complicando relativi processi burocratici, dal voto alla possibilità di ottenere prestiti o prestazioni militari, in un paese con una legislazione sull’identità non uniforme e priva di documenti obbligatori.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere