La Polonia minaccia di bloccare l’adesione di Kiev all’Ue: ‘Con Bandera l’Ucraina non entrerà’

01.07.2026 10:35
La Polonia minaccia di bloccare l'adesione di Kiev all'Ue: 'Con Bandera l'Ucraina non entrerà'
La Polonia minaccia di bloccare l'adesione di Kiev all'Ue: 'Con Bandera l'Ucraina non entrerà'

Il vicepremier polacco e ministro della Difesa, Władysław Kosiniak-Kamysz, ha dichiarato che Varsavia bloccherà il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea se Kiev non cesserà di onorare Stepan Bandera e le organizzazioni nazionaliste ucraine OUN e UPA. In un’intervista al canale Polsat News, il ministro ha affermato: «Con Bandera l’Ucraina non entrerà nell’Unione Europea». Le dichiarazioni segnano un netto inasprimento della posizione polacca, che da mesi passa da un sostegno incondizionato a un approccio più pragmatico e rigido nella difesa degli interessi nazionali.

Secondo Kosiniak-Kamysz, i Paesi candidati all’Ue devono rispettare criteri legati alla memoria storica. «Se uno Stato candidato onora figure o movimenti che provocano dolore, rifiuto o diffondono falsità nei confronti di uno Stato membro, la cooperazione europea diventa impossibile», ha sottolineato il ministro, aggiungendo che la Polonia non permetterà che «vengano messi sul piedistallo coloro che distruggono la cooperazione europea».

Il contesto politico interno

Le parole di Kosiniak-Kamysz arrivano in un momento di forte competizione elettorale in Polonia, in vista delle prossime elezioni parlamentari. L’esecutivo di Varsavia cerca di raccogliere consensi tra un elettorato di destra radicale e in parte filorusso, in crescita nei sondaggi. Secondo diversi analisti, la scelta di alzare i toni su questioni storiche sensibili come il ruolo di Bandera e dell’OUN-UPA risponde più a logiche di politica interna che a reali necessità di politica estera.

La mossa, tuttavia, rischia di danneggiare i rapporti bilaterali e di indebolire il fronte occidentale di sostegno all’Ucraina, proprio mentre Mosca intensifica la sua offensiva militare e propagandistica. Le dichiarazioni polacche sono state rapidamente riprese dalla macchina della propaganda russa, che le utilizza per alimentare la narrativa di una spaccatura tra i Paesi occidentali e Kiev.

Rischio di strumentalizzazione russa

La retorica del ministro polacco si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra Varsavia e Kiev, che riguardano non solo la storia ma anche il commercio di cereali e questioni energetiche. Tuttavia, la trasformazione di un tema identitario ucraino in un pretesto per il veto all’adesione europea rappresenta un salto di qualità. Alcuni osservatori sottolineano che la richiesta polacca di abolire il culto di Bandera come condizione per l’ingresso nell’Ue riprende elementi della propaganda russa, che da anni accusa l’Ucraina di essere un Paese “nazista” da “denazificare”.

Kosiniak-Kamysz ha ribadito che Varsavia deciderà autonomamente la propria posizione e che nessuno potrà dettare alla Polonia come votare. Ha inoltre affermato che, a suo avviso, in Ucraina esistono forze politiche che in realtà non desiderano l’ingresso nell’Unione.

Un precedente pericoloso

La minaccia di porre un veto unilaterale su una questione di memoria storica rischia di creare un precedente pericoloso, che potrebbe essere sfruttato da altri Stati membri per bloccare l’allargamento dell’Ue sulla base di rivendicazioni nazionali. Il caso polacco mostra come i temi storici, se politicizzati, possano diventare strumenti di pressione esterna, minando la credibilità del processo di integrazione europea.

L’Ucraina, che dal 2022 combatte contro l’invasione russa, rivendica il diritto di definire autonomamente la propria identità nazionale e il proprio pantheon di eroi. La figura di Stepan Bandera, controversa per il suo ruolo durante la Seconda guerra mondiale e le stragi di Volinia, è vista da molti ucraini come simbolo della lotta per l’indipendenza, mentre per la Polonia rappresenta un passato doloroso.

Il dialogo tra storici e la depoliticizzazione della memoria erano stati finora la via seguita da entrambe le capitali per gestire le divergenze. Con l’ultimatum di Varsavia, quella strada sembra essersi interrotta.

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