Viaggio ad Albano Laziale nel rifugio dei lefebvriani: l’ex parroco ammette, “Il Papa ha ragione”

04.07.2026 02:15
Viaggio ad Albano Laziale nel rifugio dei lefebvriani: l’ex parroco ammette, “Il Papa ha ragione”

Albano Laziale (Roma), 4 luglio 2026 – Sono le dieci di un venerdì con umidità già oltre il 70% e via Trilussa, ad Albano Laziale, potrebbe trattarsi di una comune strada dei Castelli. Poi, all’angolo, appare un uomo avvolto in una tonaca nera, impreziosita da un collarino bianco ‘alla romana’ che conferisce un’eleganza severa, riporta Attuale.

La Fraternità San Pio X

Con passo deciso e lo sguardo rivolto al lontano 1962, l’uomo attraversa via Trilussa. Al civico 45 ha sede dal 1974 la Fraternità Sacerdotale San Pio X, un priorato fondato dal vescovo francese Marcel Lefebvre, in dissenso con i risultati del Concilio Vaticano II. Dal 1987, rappresenta anche il Distretto d’Italia, centro operativo delle attività ecclesiastiche dai Colli Romani alla Sicilia. “Una grande casa”, affermano modestamente i lefebvriani, descrivendola come “ideale per la predicazione” e le riunioni sacerdotali. Questa struttura un tempo apparteneva a Villa Venosa, dei Boncompagni Ludovisi, come mi racconta con un tono nostalgico Mario Fioravanti, curatore della pagina ‘Albano sparita’. Entrando, mi accolgono cortesemente e mi invitano a visitare il giardino, spiegando che non vi sono attività liturgiche in corso.

Femmine e maschi separati a scuola

Qui, la riservatezza non è una scelta ma una dottrina che si riflette nell’urbanistica. “Conosco bene la situazione”, dice Roberta, educatrice di 44 anni. “Ho una vicina che manda i suoi figli alla scuola parentale San Pancrazio. Mi ha detto che sono rigorosi e preparati”. Dopo una pausa, aggiunge: “Ma mi ha anche raccontato che le bambine sono separate dai maschietti, perché devono essere caste e sottomesse”.

Il Prevosto vescovo di Albano

La distanza tra la cattedrale dedicata a San Pancrazio, situata su Piazza Pia, e il priorato di via Trilussa, è di appena 1.200 metri, facilmente percorribili in dieci minuti a piedi. Tuttavia, la vera distanza è di natura diversa: da un lato l’avamposto papista (Prevosto fu ordinato vescovo di Albano da Papa Francesco e officiò messa nel luglio scorso), dall’altro il rifugio dei ribelli lefebvriani. Questo dimostra come lo scisma rappresenti una questione spirituale piuttosto che fisica. Rottura, scomunica, eresia: termini che hanno creato una frattura profonda, rievocando un passato che convive con i ricordi locali, come il baccalà alla Pirocca e i broccoli attufati, specialità di Albano.

Cattolicesimo integrale

Al Bar Sesta, su Corso Matteotti, l’atmosfera è carica di attesa. “Non frequento la Fraternità”, dichiara Lillo Santilli, un impiegato di un’azienda farmaceutica. “Abito a Pavona, e poi perché mai? Per assistere a una messa in latino e vedere il prete che si volta per un’ora? Al massimo vado alla parrocchia ortodossa rumena”. Suo fratello Franco, invece, è un fedele della Fraternità: “Per comodità, non per convinzione: abita in via Rossini, e quella è la chiesa più vicina”.

Lo scisma, a volte, trova spiegazione nella toponomastica più che nella teologia. “Loro ostentano una certa arbaggìa”, commenta Sergio, un pensionato, appoggiato al tavolino. “Hanno sempre l’aria tesa”. I preti della Fraternità si muovono attraverso il paese come apparizioni, quasi invisibili, rifiutando anche il clergyman, simbolo del compromesso postconciliare, poiché il compromesso è esattamente ciò che rifiutano. Sono integrali nel senso più letterale: fermi al 1962, praticano la messa in latino e il rito tridentino, mentre le donne indossano la mantiglia. Mario Fioravanti afferma: “Sono una minoranza esigua”, concludendo che nonostante le circa 200-300 famiglie che compongono la Fraternità, Albano conta quarantamila abitanti.

L’ombra di Priebke

L’eredità di Erich Priebke, ex capitano delle SS, ricorda un capitolo oscuro nella storia del priorato. Dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 2013, il Vicariato negò le esequie nelle chiese romane. Tuttavia, la Fraternità di Albano accettò di officiare un rito privato, provocando una rivolta popolare con il sindaco in prima linea, che costrinse a interrompere il funerale per il timore di una sepoltura in quel luogo. Col passare del tempo, la memoria locale tende ad attenuarsi. “Quella storia non la ricorda più nessuno”, afferma Marco, 32 anni, vicino al priorato. “Questi sono persone serie”, conclude, mostrando il suo bicipite muscoloso.

L’ex parroco: “Io li ammiro”

Io li ammiro”, afferma sorprendentemente don Paolo, 79 anni, parroco emerito. “Non condivido le loro idee, ma hanno una coerenza che oggi manca. Il mondo è diventato tiepido, direbbe l’Apocalisse. Loro sono caldi. Sbagliati, ma caldi”. Dopo una pausa, sorride: “Il bello è che per loro sono io il progressista. Io, che a novembre compirò ottant’anni e non ho mai indossato un paio di jeans”.

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