Guerra in Ucraina, il Cremlino convoca l’incaricato d’affari italiano mentre l’Ue discute il 21° pacchetto di sanzioni

20.07.2026 23:35
Guerra in Ucraina, il Cremlino convoca l'incaricato d'affari italiano mentre l'Ue discute il 21° pacchetto di sanzioni

Il rebus delle sanzioni Ue a Mosca, corsa contro il tempo

La scorsa settimana i ministri degli Esteri dell’Unione Europea non sono riusciti a raggiungere un accordo sul 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia, con la Grecia che si oppone al divieto di trasportare GNL russo verso Paesi terzi, rischiando così di compromettere ulteriormente l’unità europea nella gestione delle sanzioni, riporta Attuale.

Il Quartiere europeo di Bruxelles, che accoglie le istituzioni Ue, si prepara a svuotarsi in vista delle vacanze estive, ma resta aperto un dossier cruciale: ottenere l’intesa sulle sanzioni per impedire alle aziende russe di evadere le restrizioni mentre salvaguardano gli interessi economici dei singoli Stati membri. La mancanza di un accordo la scorsa settimana ha evidenziato le tensioni tra gli interessi nazionali e la fedeltà ai valori comuni europei nel supporto a Kiev.

Atene ha motivato la sua opposizione con la necessità di proteggere la Dynagas, compagnia navale greca che trasporta GNL dall’impianto russo di Yamal. L’argomento di Atene è che la sua industria potrebbe essere sostituita da operatori cinesi, senza che la Russia subisca danni alle sue esportazioni di gas.

Il pacchetto prevede anche il potenziamento delle sanzioni contro il sistema bancario russo, estendendo la black list a una ventina di operatori petroliferi di terze nazioni e a società di criptovalute che supportano entità sanzionate. Tuttavia, su pressione di Germania, Portogallo e Francia, è stato eliminato dal pacchetto il divieto di importazione di merluzzo e altri prodotti ittici, così come il divieto di ingresso nell’Ue per i militari russi.

Uno dei punti controversi è il congelamento del tetto al prezzo del petrolio russo, fissato a 44,10 dollari al barile. Questa misura avrebbe dovuto essere aggiornata mercoledì scorso, ma gli ambasciatori della Ue hanno concordato di prorogare la questione fino al 23 luglio per analizzare le implicazioni economiche delle sanzioni. Mantenere il prezzo del petrolio al di sotto dei 44 dollari significherebbe ridurre le entrate di Putin, ma il tempo stringe, e la Ue si trova di fronte a un bivio: sarà Atene a dover cedere o l’intera Unione?

1 Comment

  1. Mah, è incredibile come l’Europa faccia fatica a trovare un accordo su sanzioni così importanti… La Grecia che gioca i suoi interessi nazionali mentre la situazione in Ucraina continua a deteriorarsi è davvero frustrante. Che dilemmma per l’UE! Ma se la Dynagas è l’unica cosa che interessa, dove andremo a finire?

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