Bologna, 21 luglio 2026 – “Bisogna avere fiducia nella autorità giudiziaria. Chi fa professione di espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia vuol dire che non ha fiducia né nella polizia né nella magistratura che dovrà accertare che cosa sia successo”. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, interviene in modo chiaro sulla vicenda di Abderrahim Fakir, 42 anni, morto domenica durante un intervento della polizia al Pilastro, quartiere popolare di Bologna. Cosa emergerà dalle immagini delle bodycam dei due poliziotti che hanno costretto a terra l’uomo, andato in escandescenze, “lo stabiliranno gli stessi magistrati. Si tratta di un episodio molto documentato”, e dunque c’è di più da analizzare, osserva Piantedosi, che al Tg1 ha spiegato anche come funziona il cosiddetto ’scudo penale’ (“Ma quella di ’scudo’ non è la definizione corretta”, osserva), riporta Attuale.
Monsignor Zuppi: “La strumentalizzazione per nessuna ragione”
Il caso di Bologna ha scosso le coscienze, prova ne sia il monito di monsignor Matteo Zuppi, capo dei vescovi italiani e arcivescovo di Bologna. “Non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”, ma piuttosto “il rispetto, il dialogo e la giustizia”, dice Don Matteo. E proprio sulle accuse (reciproche) di strumentalizzazione si gioca il botta e risposta politico.
Nel mirino del centrodestra la manifestazione
Nel mirino del centrodestra finisce in particolare la manifestazione organizzata ieri, a poche ore dal tragico fatto del Pilastro, dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore.
Un sit-in che Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, definisce “un calcolo politico sulla pelle dei cittadini, con l’obiettivo di rinsaldarsi con una sinistra estrema che sta contestando l’amministrazione”, come successe due anni fa nel caso delle scuole Besta.
Ma c’è di più: “Se si organizza una piazza con il presupposto di chiedere ’verità e giustizia’, come ha fatto Lepore, si parte dal presupposto che le forze dell’ordine, nell’intervento di domenica al Pilastro, abbiano commesso un’ingiustizia – ragiona Bignami –. E questo è inaccettabile: così si mina l’operato di uomini e donne in divisa, non si garantisce loro serenità nello svolgimento del lavoro e dei compiti a cui sono chiamati e, in più, si dimostra quanta poca fiducia i partiti di centrosinistra abbiano verso le forze dell’ordine.”
Salvini: “Bisogna evitare venga gettato fango sulla polizia e 118”
Già in mattinata, il viceministro Matteo Salvini aveva sollevato il tema: “La manifestazione del sindaco sicuramente non aiuta a svelenire il clima. Bisogna evitare venga gettato fango sulla polizia e 118 e verso chi rischia la sua vita per proteggere le nostre”. Salvini, del resto, il Pilastro lo conosce bene: andò a suonare al citofono di una famiglia di immigrati chiedendo ’Scusi, lei spaccia?’. “Conosco tanta brava gente, là – dice oggi –: hanno chiamato la polizia non per capriccio ma perché un soggetto dava in escandescenze”. Sui fatti di Bologna “ci saranno delle indagini. Le valutazioni non spettano a me, non sono un magistrato”, si limita a dire il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Le altre reazioni politiche
All’altro lato del Parlamento, il Pd, con il deputato Andrea De Maria, ha richiesto “un’informativa urgente a Piantedosi per fare luce su quanto accaduto”. E se Carlo Calenda, leader di Azione, promuove lo ’scudo penale’ (“Prima di indagare un agente, bisogna certificare quanto accaduto attraverso un procedimento interno”), per il Movimento 5 Stelle Stefania Ascari presenterà una interrogazione parlamentare: “Se una persona è in evidente stato di crisi, lo Stato deve saper rispondere con umanità”. Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, “non si può morire nelle mani dello Stato.”
Ma davvero?! Queste notizie sono sconcertanti… Non si può continuare a vivere in un clima di sfiducia totale verso le forze dell’ordine. La politica sta solo strumentalizzando la tragedia. È evidente che bisogna cercare giustizia, ma con equilibrio e rispetto, non col fango.