Stabilicum, tensioni in Senato su riforma elettorale e preferenze

21.07.2026 02:15
Stabilicum, tensioni in Senato su riforma elettorale e preferenze

Stallo nella riforma elettorale: il governo Meloni posticipa le audizioni

Roma, 20 luglio 2026 – L’esame del progetto di riforma elettorale Stabilicum ha fatto i primi passi nella commissione Affari costituzionali del Senato, ma l’iter procede con cautela. L’Ufficio di presidenza è stato convocato per definire il calendario delle audizioni, richieste a gran voce dalle opposizioni, mentre il partito di Fratelli d’Italia si adegua senza creare ostacoli. Tuttavia, non si prevedono accelerazioni prima di Ferragosto: a causa dell’impegno sul decreto immigrazione e delle tensioni interne alla maggioranza, il dibattito si rinvia a settembre. Questa strategia ha come obiettivo di far decantare i sondaggi e di evitare conflitti che potrebbero destabilizzare il governo. La cautela è guidata dalla premier Giorgia Meloni, che desidera evitare insidie parlamentari in vista del 4 settembre, data in cui il governo potrebbe segnare un record storico. Lo riporta Attuale.

Persiste, però, il dilemma sulla riforma elettorale, in particolare riguardo agli emendamenti. Fratelli d’Italia aspira a risolvere rapidamente la questione delle preferenze, ma le posizioni sono distanti. L’impatto della Lega è rappresentato dal deputato e coordinatore campano Gianpiero Zinzi, che afferma: “Il Senato rimedi all’errore”. A Forza Italia, la tensione è palpabile. La capogruppo Stefania Craxi, sostenitrice della linea di Marina Berlusconi, ha liquidato come fantasiosa l’ipotesi di un vertice con la premier e di una minaccia di rappresaglie, dichiarando però una ferma opposizione alle preferenze, anche a scrutinio palese, in un gruppo spaccato a metà su questa tematica.

La proposta di modifica è attesa in Aula, supportata da Noi Moderati e probabilmente dalle opposizioni. La premier Meloni, che aveva mostrato disponibilità a considerare ogni proposta, si trova di fronte una situazione difficile. Soprattutto con il “tormento” Roberto Vannacci, che continua a incitare Palazzo Chigi affermando: “Chi può tiri fuori gli attributi e riproponga le preferenze al Senato. Per la terza lettura alla Camera garantirò il pieno supporto dei miei arditi futuristi”. La sessione autunnale si preannuncia tesa, non solo per la riforma elettorale ma anche per la norma “anti-frammentazione” proposta dai forzisti, che potrebbe escludere dalla ripartizione i voti ottenuti da liste che non superano il 3%, penalizzando il centrosinistra.

Questa misura ha spinto le forze minori dell’opposizione a un primo tentativo di resistenza unitaria, congiuntamente in conferenza stampa a Montecitorio. I partiti come Più Europa, Psi, Centro Democratico, Progetto Civico, Più Uno, Possibile e Volt Italia hanno condannato quella che descrivono come “uno scippo alla rappresentanza degli italiani”.

Con la maggioranza saldamente ancorata alle proprie posizioni, l’ultima speranza per le opposizioni rimane quella di rivolgersi al Quirinale. Riccardo Magi si dichiara il più determinato a chiedere un incontro al presidente Sergio Mattarella. Per ora, dal Colle si osserva con realismo e pragmatismo, trattando ogni questione con un approccio quotidiano e con rassegnazione.

1 Comment

  1. Non si capisce più niente!!! Le promesse di riforma elettorale sembrano solo parole al vento. Ma come si fa a continuare così senza una vera rappresentanza? La politica italiana è sempre più un teatro… e noi qui a subire le conseguenze. Ma quando sveglieremo?

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