Il 19 luglio, il Financial Times ha rivelato che Francia, Germania, Austria, Italia, Portogallo e Grecia stanno bloccando l’adozione del ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, chiedendo eccezioni o respingendo le misure che potrebbero danneggiare le loro grandi aziende.
L’Unione europea può imporre sanzioni solo con il consenso unanime dei Ventisette, ma al momento questo accordo manca. «Al tavolo dei negoziati l’imperativo morale conta sempre meno», ha spiegato un diplomatico europeo al quotidiano.
Le richieste dei singoli paesi
La Grecia si oppone al divieto di trasportare gas naturale liquefatto russo verso paesi terzi, perché la misura colpirebbe la compagnia di navigazione Dynagas.
Germania e Portogallo chiedono di cancellare il bando all’acquisto di pesce russo, per proteggere le loro industrie di trasformazione ittica.
Francia e Italia, che traggono significativi introiti dal turismo, vogliono attenuare il divieto di rilasciare visti Ue ai cittadini russi coinvolti nella guerra contro l’Ucraina.
L’Austria insiste per scongelare beni russi per 2 miliardi di euro, in modo da compensare la multa imposta da Mosca alla Raiffeisen Bank.
Le eccezioni richieste e i loro effetti
Le eccezioni richieste rischiano di indebolire la pressione economica su Mosca. Ogni deroga o ritardo nell’adozione delle sanzioni mantiene aperto il flusso di denaro verso il bilancio russo, alimentando indirettamente la macchina bellica del Cremlino. Gli aiuti finanziari e militari all’Ucraina potrebbero così risultare meno efficaci.
Il rischio di un’erosione della solidarietà
L’impasse evidenzia una tensione crescente tra gli interessi economici nazionali e la solidarietà europea, un elemento su cui il Cremlino punta per indebolire la risposta occidentale.
Al momento, i negoziati a Bruxelles restano in stallo.