Le capacità missilistiche iraniane: un obiettivo irraggiunto per l’amministrazione Trump
Nonostante gli sforzi dell’amministrazione statunitense di Donald Trump per neutralizzare le capacità missilistiche iraniane, il vasto arsenale del regime della Repubblica Islamica continua a rappresentare una minaccia significativa. A quasi cinque mesi dall’inizio della guerra in Medio Oriente, l’obiettivo di ridurre la potenza missilistica iraniana non è stato raggiunto, riporta Attuale.
Le informazioni sul numero esatto di missili posseduti dall’Iran rimangono vaghe. Stime iniziali suggerivano che il paese avesse tra 2000 e 3000 missili balistici, insieme a vari altri tipi di armamenti, inclusi droni e razzi. Questo arsenale, il più ampio e diversificato nella regione, è in grado di colpire obiettivi fino all’Europa orientale.
Il 28 febbraio 2026, Trump annunciò formalmente l’inizio della guerra, promettendo di «distruggere i loro missili» e annientare l’industria missilistica iraniana. Nonostante la confusione e le contraddizioni delle dichiarazioni ufficiali, la distruzione del programma missilistico di Teheran è rimasta una delle priorità strategiche.
Sin dai primi giorni del conflitto, gli Stati Uniti e Israele hanno condotto bombardamenti mirati contro installazioni militari in Iran, colpendo i cosiddetti “magazzini di missili” sotterranei. Gli USA hanno impiegato bombe bunker buster, progettate per penetrare profondamente nel suolo, per raggiungere questi obiettivi cruciali.
Dopo dieci giorni di conflitto, Trump dichiarò che i missili iraniani erano stati «ridotti a pochi esemplari», un’affermazione seguita da Pete Hegseth, segretario alla difesa, il quale affermò che le capacità missilistiche del paese fossero state «funzionalmente distrutte». Tuttavia, le affermazioni della Casa Bianca non sono state confermate da fonti indipendenti, e analisi della stessa intelligence statunitense suggeriscono che molte delle capacità iraniane potrebbero rimanere operative.
Nel mese di maggio, fonti interne hanno rivelato che l’Iran aveva mantenuto l’accesso a 30 delle sue 33 basi missilistiche lungo lo Stretto di Hormuz e che circa il 90% delle strutture coinvolte nel lancio e stoccaggio di missili erano di nuovo attive. Queste informazioni hanno alimentato le preoccupazioni riguardo la reale capacità del regime di rispondere militarmente a lungo raggio.
Durante un’interrogazione parlamentare, il senatore democratico Jon Ossoff ha sollevato queste contraddizioni alla luce delle affermazioni ottimistiche dell’amministrazione. Hegseth ha riconosciuto che la perdita totale della capacità di lancio da parte dell’Iran non era auspicabile, ma si è chiesto se il paese potesse operare su uno «scalare vasto» contro avversari come gli Stati Uniti.
Infine, l’aumento degli attacchi iraniani contro la Giordania e altri paesi limitrofi dimostra che la capacità di attacco rimane una realtà concreta, suscitando timori sull’escalation del conflitto e sull’implicazione di tali eventi per la sicurezza della regione.