La vicenda di Adriano Cappellari: da vittima a indagato per simulazione di attentato
L’inchiesta sulle intimidazioni ai danni di Adriano Cappellari, 21 anni, ha subito una svolta drammatica, trasformando il giovane cronista da presunto bersaglio di una serie di attentati a unico indagato della Procura di Vicenza. Per mesi, il caso del ventenne collaboratore di settimanali locali di Enego ha dominato la cronaca politica e giudiziaria. Lettres minatorie, buste contenenti proiettili calibro .22 e un’esplosione di un ordigno incendiario davanti al suo portone avevano indotto le autorità a fornirgli una misura di protezione da parte dell’Arma dei Carabinieri, suscitando forti reazioni, inclusa quella della premier Giorgia Meloni, che aveva condannato gli atti di violenza, riporta Attuale.
Tuttavia, le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa, coordinate dal Procuratore Lino Giorgio Bruno, hanno completamente riscritto la narrazione. Secondo le evidenze, Cappellari non sarebbe stato vittima di una strategia intimidatoria, bensì l’ideatore della messinscena.
Le accuse a suo carico sono gravi: incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. A rivelare la verità sono state le perizie tecniche e informatiche sui materiali utilizzati nel falso attentato del 30 maggio. I specialisti del Ris hanno esaminato i resti degli inneschi e, nonostante i tentativi del giovane di rimuovere le etichette dalle bombolette di gas, le indagini hanno dimostrato che le cartucce e le bottiglie di alcol erano stati acquistati online dallo stesso Cappellari, pagati con la sua carta di credito e recapitati al suo indirizzo nei giorni precedenti.
I riscontri hanno incluso anche filmati delle telecamere di sorveglianza. La statura della persona filmata mentre posizionava l’ordigno e la busta con le minacce, indirizzate anche a don Maurizio Patriciello e alla premier Meloni, corrisponde precisamente a quella dell’indagato. Le registrazioni video mostrano inoltre il ventenne rientrare in casa pochi minuti prima dell’innesco e poi uscire sul retro con lo smartphone per riprendere lo spegnimento del fuoco.
Le dichiarazioni di Cappellari, nelle quali indicava altre persone come sospette, sono state smentite dai dati raccolti. In seguito alla svolta nelle indagini, don Maurizio Patriciello, destinatario di lettere simili, ha espresso incredulità. “Sono esterrefatto, è una notizia che mi state dando voi. Stento a credere che abbia inscenato tutto, considerata la sua giovane età e la sua limpidezza”, ha dichiarato all’Adnkronos, aggiungendo: “Conto di chiamarlo al più presto, l’avevano messo sotto scorta, vedremo quello che emergerà”.
I Carabinieri hanno, nel frattempo, eseguito un decreto di perquisizione personale e domiciliare nonché informatica nell’abitazione di Cappellari per chiarire tutti i dettagli della vicenda.