La crisi umanitaria in Ceuta: le parole di Deborah Bergamini di Forza Italia
“Non è una schermaglia politica, ma un tema che riguarda la vita di tutti gli europei”. Questo, per Deborah Bergamini, deputata e vicesegretaria nazionale di Forza Italia, è il primo punto fermo sul caso Ceuta. Onorevole, al di là del confine, va ricordato, c’è sempre gente in cerca di una vita migliore, riporta Attuale.
“Certamente. E proprio per questo ci dobbiamo fare tutti carico di questa crisi umanitaria. Sulla salvaguardia delle vite in mare e sul contrasto ai trafficanti di uomini, che sfruttano la disperazione delle persone, l’Italia è da sempre in prima linea. Il punto qui è un altro”.
“È la portata politica di quanto è accaduto. Perché è evidente che se decine di migliaia di persone si muovono tutte insieme per raggiungere a nuoto gli scogli di Ceuta, da considerare c’è il fallimento di una politica migratoria“.
Il modello Sanchez?
“Il quale non a caso è assurto a eroe delle sinistre europee, con la nostra sinistra in prima fila”.
“La sua visione ideologica portata avanti finora, quella logica delle ’porte aperte’ senza se e senza ma, ha portato a questa emergenza”.
C’è anche una sentenza della Corte suprema spagnola, che a inizio luglio ha limitato i respingimenti immediati.
“Indubbiamente. Ma ridurre l’emergenza di questi giorni solo a quella sentenza è una miopia politica gigantesca”.
“La realtà è che il governo di Sanchez parla da mesi di sanatorie, ipotizzando di regolarizzare tra il mezzo milione e i 740mila migranti, perfino più di quanto fece Zapatero nel 2005. Le richieste sono state 900mila, e sono frutto di mesi di promozione del ’venite, vi accoglieremo tutti’. Una follia che noi di Forza Italia ai tempi denunciammo inascoltati. Ed eccoci qua”.
L’emergenza è europea, dice Sanchez, che chiede con urgenza un vertice.
“Adesso l’emergenza è europea, certo, ma le sue scelte finora le ha adottate in solitaria. Nessuna concertazione, nessun vertice sulla sua propaganda”.
“È una scelta fatta proprio per tutelare Schengen e la libertà di movimento dei cittadini Ue. Mentre le politiche spagnole fanno di tutto per mettere a repentaglio sicurezza e coesione”.
La Spagna dice: dall’Italia ne entrano molti di più…
“Da anni, infatti, l’Italia chiede di non essere lasciata sola nella gestione delle frontiere europee. Siamo più esposti di altri per motivi puramente geografici, ma i nostri confini sono i confini dell’Unione Europea: deve esserci una responsabilità condivisa, mentre siamo ancora piuttosto soli in questa battaglia. E ciononostante, i risultati che abbiamo ottenuto in questi anni sono tanti”.
Si riferisce all’Albania?
“Intanto guardo ai numeri: nei primi sei mesi del 2026 gli ingressi in Italia sono stati 14mila. Nello stesso periodo del 2025 erano stati più di 30mila. È un calo costante negli ultimi anni di governo di destra. E poi, sì: il nostro modello, oltre al controllo delle frontiere, comprende la creazione di hub in paesi extra-Ue, procedura divenuta un modello europeo, e c’è una seria politica di gestione dei flussi, metodo condiviso dalla premier danese che, ricordo, è socialdemocratica…”.
“Il primo punto della scuola berlusconiana sul tema, dice che per ridurre gli sbarchi e aumentare i rimpatri occorre siglare accordi con i Paesi di partenza. Un metodo che il governo Meloni ha messo in pratica fin da subito, con il piano Mattei e con la grande attenzione della Farnesina nei confronti della cooperazione internazionale con i paesi africani”.
“Vannacci, mi risulta, fino ad ora ha votato principalmente con la sinistra contro il governo. Quindi: di cosa parliamo?”.