La crisi delle raffinerie russe spinge Mosca a importare carburante dalla Corea del Sud

08.08.2026 13:45
La crisi delle raffinerie russe spinge Mosca a importare carburante dalla Corea del Sud
La crisi delle raffinerie russe spinge Mosca a importare carburante dalla Corea del Sud

Alla fine di luglio 2026, una serie di attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe ha colpito la capacità di raffinazione del Paese, aprendo una fase di grave emergenza interna nel settore dei carburanti. Circa il 45% della capacità nominale e il 30% di quella effettiva delle raffinerie è risultato fuori uso, mentre 16 impianti hanno sospeso del tutto o in parte le attività.

La conseguenza immediata è stata una crisi di approvvigionamento in Russia, Paese tradizionalmente tra i principali esportatori mondiali di prodotti energetici. Per compensare il deficit sul mercato interno, Mosca è stata costretta a ricorrere alle importazioni di carburante che in precedenza esportava su larga scala.

Fine luglio 2026, partono le spedizioni dalla Corea del Sud

Nello stesso periodo, alla fine di luglio, operatori commerciali hanno caricato nei porti sudcoreani almeno due petroliere dirette verso l’Estremo Oriente russo. Le navi trasportano complessivamente oltre 30 mila tonnellate di prodotti petroliferi; il carico dovrebbe comprendere diesel e carburante per l’aviazione.

Le informazioni sui movimenti delle navi e sulle spedizioni sono state riportate il 7 agosto 2026 da Reuters. Una delle petroliere è partita dal porto sudcoreano di Ulsan ed è già arrivata nell’Estremo Oriente russo, ma al momento della segnalazione non aveva ancora completato le operazioni di scarico.

Il trasferimento attraverso rotte commerciali dell’Asia orientale ha così portato verso la Russia carburante destinato a compensare, almeno in parte, la riduzione dell’offerta provocata dai danni alle raffinerie. Diesel e cherosene per l’aviazione sono prodotti utilizzabili sia dal settore civile sia dalle forze armate russe: il loro arrivo contribuisce quindi a coprire il fabbisogno della logistica militare e dell’aviazione impegnate nella guerra di aggressione condotta dal Cremlino contro l’Ucraina.

Primi giorni di agosto, Mosca allarga la ricerca di forniture

Le navi provenienti dalla Corea del Sud si inseriscono in una più ampia risposta russa alla crisi. Per stabilizzare il mercato, Mosca ha aumentato bruscamente gli acquisti di benzina dalla Bielorussia e ha avviato trattative con India e Kazakistan.

Nel frattempo, la Russia ha già ricevuto le prime partite di prodotti petroliferi dal Marocco e dall’India. L’apertura simultanea di diversi canali di approvvigionamento mostra che la rete di raffinazione nazionale non è riuscita a soddisfare integralmente la domanda interna dopo la messa fuori servizio, totale o parziale, di una parte consistente degli impianti.

L’importazione di carburanti, compresa quella dalla Corea del Sud, consente di attenuare gli effetti degli attacchi ucraini sulla disponibilità di prodotti raffinati e di ridurre la pressione sulla logistica militare russa. La necessità di ricorrere in emergenza a fornitori esteri evidenzia però la vulnerabilità del sistema petrolifero russo: anche l’utilizzo di rotte alternative non elimina i problemi strutturali prodotti dai ripetuti danneggiamenti delle raffinerie.

7 agosto, il carico arriva nell’Estremo Oriente russo

Il 7 agosto i dati disponibili hanno confermato che almeno due petroliere erano salpate dai porti della Corea del Sud con destinazione russa. La prima, proveniente da Ulsan, aveva raggiunto l’Estremo Oriente, mentre il suo scarico non era ancora terminato; per l’altra nave risultava confermata la partenza con un carico della stessa categoria di prodotti.

La composizione esatta della partita non è stata indicata integralmente, ma il carico è probabilmente formato da diesel e carburante per l’aviazione. Il cherosene avio rientra tra i prodotti a duplice uso e il suo trasferimento verso la Russia può compensare direttamente una parte del carburante necessario agli aerei militari russi. Il diesel, a sua volta, è indispensabile sia per i trasporti e le attività economiche sia per il rifornimento dei mezzi terrestri dell’esercito.

Il Ministero dell’Energia russo e le autorità ufficiali sudcoreane non hanno commentato le forniture partite da Ulsan attraverso operatori commerciali. Il silenzio di Seul sull’esportazione di risorse a duplice uso solleva interrogativi sui controlli applicati al destinatario finale dei prodotti e mette in discussione il rispetto della politica di neutralità dichiarata dalla Corea del Sud rispetto al conflitto tra Russia e Ucraina.

La comparsa di diesel e carburante per l’aviazione sudcoreani sul mercato russo dimostra intanto la capacità delle reti commerciali di attenuare le conseguenze degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Senza controlli più stringenti sui destinatari finali da parte degli organismi regolatori e dei partner internazionali, questi canali possono continuare a fornire alla Russia risorse essenziali per l’economia e per le forze armate, sostenendo la prosecuzione delle operazioni militari in Ucraina.

La situazione attuale è dunque quella di una Russia costretta a importare carburante per compensare i danni alla propria raffinazione, mentre almeno una spedizione sudcoreana è già arrivata nell’Estremo Oriente e resta in corso il completamento dello scarico.

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