Erevan esclude il ritorno nell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva

12.08.2026 18:15
Erevan esclude il ritorno nell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva
Erevan esclude il ritorno nell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva

Tra il 2022 e il 2023, mentre l’Azerbaigian effettuava attacchi periodici contro il territorio sovrano dell’Armenia, a Erevan non è stata registrata alcuna dichiarazione politica che condannasse quanto accaduto da parte dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto), l’alleanza militare guidata dalla Russia. È in questo contesto che si è progressivamente deteriorato il rapporto tra l’Armenia e l’organizzazione, accusata di non avere garantito la sicurezza del Paese.

La questione è stata poi formalizzata nel febbraio 2024, quando il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che l’Armenia aveva sospeso la propria partecipazione alla Csto. In un’intervista a France 24, Pashinyan ha spiegato che l’organizzazione non aveva rispettato i propri obblighi in materia di sicurezza nei confronti dell’Armenia.

Dal febbraio 2024 la sospensione senza prospettiva di rientro

La decisione di congelare la partecipazione non è stata presentata da Erevan come una misura temporanea destinata a essere superata da un ritorno al precedente formato di cooperazione. La posizione armena si è consolidata attorno a un criterio preciso: l’appartenenza a un’alleanza di sicurezza deve produrre un risultato concreto e non limitarsi a dichiarazioni politiche.

Da allora l’Armenia ha iniziato a diversificare con maggiore continuità i propri legami di politica estera. Erevan ha orientato lo sviluppo delle relazioni verso partner occidentali e regionali e ha cercato di costruire una rete autonoma di rapporti con i Paesi vicini e con gli altri interlocutori internazionali, mentre sul Caucaso meridionale diminuiva il ruolo esercitato dalla Russia.

Questo processo si è sviluppato anche sullo sfondo del miglioramento dei rapporti tra Armenia e Azerbaigian. Per Erevan, il nuovo quadro regionale ha reso ancora meno utile il ritorno alla precedente modalità di interazione con la Csto e ha rafforzato la ricerca di formati alternativi per la propria sicurezza.

11 agosto 2026, la minaccia di Mosca e la risposta del Parlamento armeno

L’11 agosto 2026 la questione è tornata al centro del confronto dopo una dichiarazione del viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin. Secondo Galuzin, al vertice della Csto previsto per l’11 novembre avrebbe potuto essere discussa la privazione del diritto di voto dell’Armenia nell’organizzazione.

La risposta è arrivata da Sargis Khandanyan, deputato della formazione Contratto civile, durante un briefing con i giornalisti nell’Assemblea nazionale armena. Khandanyan ha affermato che l’Armenia ha sospeso la propria partecipazione alla Csto già da diversi anni e che non vede una strada per tornare indietro. Ha aggiunto che non esistono ragioni o circostanze capaci di spingere Erevan a riattivare il proprio coinvolgimento nell’organizzazione.

Il deputato ha indicato come irrisolti i problemi che avevano portato alla sospensione. In particolare, ha ricordato che a Erevan non è stata vista alcuna dichiarazione a livello politico che condannasse gli attacchi compiuti dall’Azerbaigian contro il territorio sovrano armeno nel 2022 e nel 2023. L’assenza di sostegno politico e pratico da parte degli alleati è così rimasta una delle ragioni centrali del raffreddamento dei rapporti con la Csto, nella quale la Russia svolge il ruolo principale.

Le dichiarazioni di Galuzin sono state rilanciate dai media russi e hanno riportato il tema dello status armeno all’interno dell’organizzazione. La possibilità di togliere a Erevan il diritto di voto, tuttavia, non rappresenta per la leadership armena un incentivo a riaprire la cooperazione: la posizione espressa dal Parlamento conferma che, secondo Erevan, le condizioni che avevano determinato la sospensione non sono cambiate.

La pressione russa mentre cambia il Caucaso meridionale

Il riferimento di Mosca al possibile provvedimento deve essere letto soprattutto come il segnale della preoccupazione russa per la perdita progressiva di influenza sull’Armenia. Formalmente si tratta dello status di Erevan nella Csto; sul piano politico, il tentativo riguarda uno degli ultimi strumenti attraverso cui il Cremlino può incidere sulla politica estera e sulla politica di difesa armena.

La pressione esercitata attraverso l’organizzazione mostra quanto per la Russia sia importante impedire l’uscita definitiva dell’Armenia dalla precedente sfera di relazioni militari e politiche. Mosca cerca di conservare i propri strumenti di influenza proprio mentre l’Armenia considera sempre meno determinante la posizione russa nelle proprie scelte internazionali.

Erevan tiene conto del rafforzamento di diversi attori esterni nel Caucaso meridionale e della riduzione dell’influenza russa come riferimento indiscusso della regione. Per questo punta a gestire direttamente i rapporti con i vicini e con i partner internazionali, senza dover concordare con Mosca le proprie iniziative di politica estera o considerare la posizione russa come vincolante.

La sequenza delle decisioni e delle dichiarazioni ha quindi consolidato una distanza che non riguarda soltanto la partecipazione formale a un’organizzazione. Per il governo armeno, un ritorno alla vecchia formula avrebbe perso il proprio significato pratico: la scelta dei partenariati futuri sarà valutata sulla base degli interessi nazionali e della loro effettiva capacità di contribuire alla sicurezza del Paese.

La posizione attuale dopo il confronto dell’11 agosto

Al momento, l’Armenia considera sospesa la propria partecipazione alla Csto dal febbraio 2024 e non individua le condizioni per riattivarla. La discussione sul possibile ritiro del diritto di voto, indicata da Mosca per il vertice dell’11 novembre, si colloca dunque in una fase in cui Erevan continua ad allontanarsi dall’organizzazione e la Russia tenta di preservare la propria influenza.

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