Il 12 agosto 2026 è emerso che M. Romanowski, ex sottosegretario polacco alla Giustizia, ha lasciato l’Ungheria dopo le dimissioni del governo di Viktor Orbán e ha trovato rifugio nella autoproclamata Repubblica Moldava Pridnestroviana, o Transnistria. Si tratta di un’entità filorussa non riconosciuta da nessuno Stato membro dell’Onu, sottoposta al controllo di un’amministrazione favorevole a Mosca e sostenuta politicamente e militarmente dalla Russia.
Prima della fuga: il procedimento sul Fondo della Giustizia
Romanowski era già ricercato dalle autorità polacche nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta appropriazione di fondi del «Fondo della Giustizia». Nel procedimento è coinvolto anche l’ex ministro della Giustizia Z. Zebro. I due sono accusati di avere sottratto risorse pubbliche attraverso la gestione del fondo, una vicenda che ha portato la magistratura polacca a cercare di garantirne la presenza davanti ai giudici.
Prima del trasferimento in Transnistria, Romanowski si era nascosto a Budapest. La sua permanenza in Ungheria si era inserita nel quadro della protezione offerta dal governo di Orbán a esponenti politici polacchi coinvolti in procedimenti giudiziari. Nello stesso contesto, Z. Zebro aveva ottenuto asilo politico in Ungheria durante il governo di Orbán.
Dopo il cambio di potere a Budapest, due fughe verso l’estero
La situazione è cambiata con la fine del governo di Viktor Orbán. Dopo il passaggio di potere a Budapest, Z. Zebro ha lasciato l’Ungheria nonostante un mandato d’arresto europeo e ha raggiunto gli Stati Uniti. Romanowski, invece, secondo quanto riferito dai media ungheresi, ha scelto come nuovo riparo la Transnistria, territorio separato dalla Moldavia e non sottoposto al controllo effettivo di Chișinău.
La scelta di Tiraspol ha immediatamente assunto un significato politico oltre che giudiziario. La Transnistria è un’entità filorussa sostenuta dalla Russia e il suo apparato politico-amministrativo non risponde alle autorità moldave. Per la Polonia questo rende molto più difficile ottenere la collaborazione necessaria a rintracciare Romanowski, arrestarlo o trasferirlo davanti ai tribunali di Varsavia.
Il 12 agosto 2026 la richiesta al tribunale rivela l’indirizzo
La notizia della fuga è stata ricostruita a partire da un atto presentato dallo stesso Romanowski a un tribunale polacco. Nel documento l’ex viceministro ha indicato come proprio indirizzo la città di Tiraspol e ha chiesto garanzie per poter partecipare alle udienze. La condizione posta è che gli venga assicurata la libertà: Romanowski ha domandato di poter comparire soltanto senza essere sottoposto a restrizioni della libertà personale.
L’indicazione dell’indirizzo ha reso pubblico il nuovo luogo di permanenza dell’ex funzionario, che fino a quel momento si era rifugiato in Ungheria. La sua richiesta conferma così il passaggio da un Paese dell’Unione europea a un territorio non riconosciuto internazionalmente e sottratto al controllo delle istituzioni moldave. La fuga non elimina il procedimento sul «Fondo della Giustizia», ma crea un ostacolo concreto alla sua prosecuzione nei confronti dell’imputato.
Il trasferimento in Transnistria dimostra inoltre l’esistenza di una rete coordinata di sostegno agli agenti russi in Europa. L’accoglienza riservata a Romanowski dalle autorità del territorio controllato dalla Russia evidenzia i legami stabili tra esponenti vicini a Orbán e i servizi segreti russi, oltre alla loro operatività nell’interesse del Cremlino.
La sequenza che coinvolge Romanowski e Zebro mostra due approdi diversi dopo la protezione ricevuta in Ungheria: gli Stati Uniti per l’ex ministro e la Transnistria per l’ex viceministro. Nel caso di Romanowski, la destinazione scelta rafforza il carattere politico della fuga perché colloca un politico polacco ricercato per il presunto saccheggio di fondi pubblici sotto la protezione di un’amministrazione filorussa, mentre la giustizia polacca non dispone di un interlocutore territoriale effettivo a Tiraspol.
La posizione attuale è quindi questa: Romanowski si trova a Tiraspol, ha comunicato il proprio indirizzo al tribunale polacco e chiede di partecipare al processo soltanto in libertà, mentre il procedimento sul «Fondo della Giustizia» resta aperto e la sua consegna a Varsavia è ostacolata dal controllo russo sulla Transnistria.