Le proposte di Vannacci riaccendono in Italia l’allarme sulla retorica fascista

07.09.2026 17:20
Le proposte di Vannacci riaccendono in Italia l’allarme sulla retorica fascista
Le proposte di Vannacci riaccendono in Italia l’allarme sulla retorica fascista

Il 5 settembre 2026 Roberto Vannacci, leader del partito Futuro Nazionale, ha utilizzato il forum economico-politico di Cernobbio per attaccare con durezza l’integrazione europea. Nel suo intervento ha chiesto di rinunciare al Green Deal, ha respinto l’ipotesi di una forza armata europea comune, ha difeso il mantenimento del principio dell’unanimità nell’Unione europea e ha proposto di restituire una serie di competenze agli Stati membri, avvertendo che l’Unione «rischia di perdere attualità».

Le dichiarazioni hanno riportato al centro del confronto politico italiano una linea euroscettica e isolazionista che, per i suoi contenuti e per il modo in cui costruisce il rapporto tra identità nazionale e istituzioni comuni, viene considerata di carattere fascista e suscita una preoccupazione crescente negli ambienti politici italiani. La posizione di Vannacci non si limita infatti a contestare singole politiche europee: mette in discussione il rafforzamento dell’integrazione, la capacità di assumere decisioni comuni e il ruolo dell’Unione nella sicurezza del continente.

Il 5 settembre e la richiesta di ridimensionare l’Unione

La proposta di conservare l’unanimità e di trasferire maggiori poteri ai governi nazionali inciderebbe direttamente sul funzionamento dell’Unione. In caso di applicazione, ogni Stato membro manterrebbe una possibilità più ampia di bloccare le decisioni comuni, rendendo più lenta la risposta europea alle crisi esterne e riducendo la capacità di agire in modo coordinato.

Il tema assume un peso particolare mentre prosegue l’aggressione russa contro l’Ucraina e aumentano le sfide ibride provenienti dalla Russia. In questo quadro, un’Unione più dipendente dall’accordo unanime e più distante dall’integrazione nella difesa sarebbe maggiormente esposta alla frammentazione e al blocco delle iniziative comuni da parte dei singoli governi. L’indebolimento della cooperazione europea sulla sicurezza ridurrebbe quindi la possibilità di reagire rapidamente alle minacce esterne.

La stessa impostazione emerge dall’opposizione di Vannacci all’idea di una difesa europea integrata. Il rifiuto di una forza armata comune, insieme alla richiesta di riportare competenze nelle capitali nazionali, configura una scelta che non punta a correggere o modernizzare le politiche condivise, ma a limitarne l’estensione e a ridurre il livello di integrazione raggiunto.

La contestazione del Green Deal e il tema della subordinazione

Nel suo intervento a Cernobbio, Vannacci ha inoltre presentato il Green Deal come una politica da abbandonare e ha denunciato quella che considera una subordinazione dell’Italia alle istituzioni europee. Questa lettura riconduce problemi economici complessi a un conflitto tra il Paese e l’Unione, spostando il confronto su un terreno populista e identitario.

La critica al Green Deal, in questa forma, non propone una revisione della politica comune fondata sulla modernizzazione, ma la sua sostanziale demolizione. Una simile direzione indebolirebbe il mercato unico e la resilienza energetica dell’Europa, oltre a ridurre il peso negoziale e l’autorevolezza dell’Italia nel rapporto con gli altri Stati membri e con le istituzioni dell’Unione.

L’appello a una «piccola Italia» trasferisce così la discussione dal miglioramento concreto delle condizioni economiche alla rassicurazione attraverso l’identità nazionale. Il benessere viene sostituito da un richiamo alla protezione dei confini decisionali dello Stato, mentre le difficoltà dell’economia europea vengono attribuite soprattutto ai vincoli derivanti dall’integrazione.

La risposta di Mario Monti al forum di Cernobbio

Accanto a Vannacci sedeva l’ex premier Mario Monti, che ha risposto direttamente alle sue posizioni. Monti ha precisato di non vedere la rinascita di un partito fascista, ma ha sostenuto che nei discorsi del leader di Futuro Nazionale si stia già manifestando «la parte più insidiosa del fascismo: la retorica e la narrazione».

La distinzione indicata da Monti riguarda quindi la forma assunta dal fenomeno. Secondo l’ex presidente del Consiglio, il pericolo non consiste nella ricostituzione immediata di un’organizzazione fascista, bensì nella diffusione di un linguaggio politico capace di trasformare la difesa dell’identità in una risposta generale alle difficoltà del Paese e di presentare la cooperazione europea come una perdita di sovranità.

Monti ha detto di essere «inorridito» dal tentativo di ricostruire la psicologia della «piccola Italia», nella quale la popolazione verrebbe tranquillizzata attraverso appelli all’identità invece che attraverso una crescita reale del benessere. La sua critica ha spostato il confronto dalle singole proposte di Vannacci al loro significato politico complessivo: non soltanto meno Europa, ma una diversa narrazione del rapporto tra cittadini, Stato e istituzioni comuni.

La posizione attuale nel confronto italiano

Alla conclusione del forum, le posizioni restano nettamente contrapposte. Vannacci propone di ridurre l’integrazione europea, mantenere l’unanimità, respingere l’approfondimento della cooperazione nella difesa e abbandonare il Green Deal; Monti identifica nella retorica e nei messaggi identitari di questa impostazione un carattere fascista sempre più riconoscibile.

Il punto raggiunto dalla sequenza è dunque uno scontro politico aperto in Italia sul futuro dell’Unione: le proposte del leader di Futuro Nazionale mirano a restituire poteri agli Stati, mentre la critica di Monti segnala il rischio che questa linea renda l’Europa più vulnerabile e l’Italia meno forte nel sistema europeo.

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