La crisi dell’adulazione: tra potere e mancanza di originalità in Italia

14.09.2026 07:15
La crisi dell'adulazione: tra potere e mancanza di originalità in Italia

La continua arte dell’adulazione: riflessioni sul potere e sull’arte di compiacere

Un recente concerto del celebre complesso barocco Les Arts florissants, che ha eseguito “Idylle en musique” di Marc-Antoine Charpentier al festival MiTo, ha riaperto il dibattito sull’arte di adulare. Questa opera, con i suoi 45 minuti di continua lode verso Luigi XIV, esemplifica perfettamente come l’adulazione possa essere un’arte raffinata e ben orchestrata, riporta Attuale. La rappresentazione mette in risalto le meraviglie del potere del Re Sole, accostando il magnifico con il pittoresco in un’opera dove l’arte fiorisce sotto la protezione del sovrano.

Altro evento significativo dell’estate è stata la prima moderna del “Pomo d’oro” di Antonio Cesti a Innsbruck, un’opera che, con cinque atti, 66 scene e 47 personaggi, si classifica come la più lunga opera lirica mai scritta. La maratona, durata otto ore e magistralmente accolta dal pubblico, celebra un matrimonio a dir poco controverso fra un esponente degli Asburgo e una spagnola. La chiusura dell’opera, con Paride che cede il pomo non a Venere, ma all’infanta Margherita Teresa, evidenzia un’estetica di esagerazione che permeava le corti europee di quel tempo.

La riflessione sull’attuale stato dell’adulazione non è però casuale. In Italia, dove il potere è storicamente radicato e la meritocrazia è spesso deficitaria, il fenomeno è ampiamente diffuso. Carriere di successo in ambito politico, statale e persino giornalistico si fondano su un’adorazione sconsiderata verso le figure di potere, un comportamento manifesta una sottile dipendenza che persiste fino alla caduta in disgrazia di un leader. Questo servilismo, osservabile in tutti i regimi italiani, è evidente nella quotidianità, rendendo ogni scandalo ancor più pungente.

Il problema non è tanto morale quanto estetico. Gli adulatori odierni sembrano mancare di originalità e innovazione, spesso incapaci di esprimere la sottile ironia che, nei casi migliori, riesce a trasformare l’adulazione in un atto di intelligenza sottile. È la mancanza di un “Francesco Sbarra”, capace di conferire un valore artistico all’atto di adulare, che riconduce a una riflessione più ampia sulla qualità della lode e sulla sua ricezione.

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