Oggi il tribunale di Roma emette la sentenza di primo grado sul caso di Giulio Regeni

28.09.2026 08:05
Oggi il tribunale di Roma emette la sentenza di primo grado sul caso di Giulio Regeni

Sentenza attesa sul caso Giulio Regeni: il processo entra nel vivo

Alle 9:30, al tribunale di Roma di piazzale Clodio, è iniziata l’udienza in cui la Corte d’Assise pronuncerà la sentenza di primo grado nel processo sul sequestro e omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Questo esito arriva dopo dieci anni e mezzo di depistaggi, tensioni diplomatiche e una mobilitazione civile senza precedenti in Italia, riporta Attuale.

Tra i quattro imputati figurano agenti dei servizi di sicurezza interni egiziani, i quali, come nei precedenti atti, non si sono presentati in aula. La loro irreperibilità è stata garantita dal rifiuto dell’Egitto di fornire all’Italia i loro indirizzi per la notificazione degli atti processuali. Il processo, sospeso dall’ottobre 2021, è stato finalmente riavviato nel 2024 grazie a un’importante sentenza della Corte costituzionale.

Le accuse verso il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi, e il generale Magdi Ibrahim Abdelal Sharif includono il sequestro di persona pluriaggravato. In particolare, Sharif deve rispondere anche di lesioni personali aggravate e omicidio aggravato, con la procura che ha richiesto per lui l’ergastolo e 17 anni e sei mesi di carcere per gli altri tre.

Giulio Regeni, nato il 15 gennaio 1988 a Fiumicello Villa Vicentina, era un dottorando dell’università di Cambridge e svolgeva ricerche sui sindacati indipendenti in Egitto. La sua scomparsa, avvenuta il 25 gennaio 2016, fu seguita da indagini che tracciarono gli ultimi movimenti del suo cellulare, agganciatosi alla fermata della metropolitana Dokki. Regeni avrebbe dovuto incontrare un amico, il professor Gennaro Gervasio, il quale, non riuscendo a contattarlo, avvisò le autorità italiane.

Il cadavere di Regeni fu rinvenuto il 3 febbraio, mutilato e irriconoscibile a causa delle torture subite. L’autopsia rivelò che le ferite erano state inflitte nel corso di giorni con diversi strumenti, confermando la brutalità dell’assassinio.

In particolare, le autorità egiziane inizialmente cercarono di occultare la verità, presentando l’omicidio come un incidente stradale o come parte di un regolamento di conti. Tuttavia, i numerosi tentativi di depistaggio furono smascherati e la procura di Roma avviò un’indagine approfondita, portando alla luce che un leader sindacale locale, Mohammed Abdallah, aveva segnalato le attività di Regeni ai servizi segreti egiziani.

Grazie a testimonianze raccolte dall’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, si è potuto accertare che dopo il suo sequestro Regeni fu portato a Lazoughly, un edificio del ministero dell’Interno egiziano noto per la tortura dei detenuti. Queste scoperte hanno avuto un impatto decisivo sul processo.

Le relazioni tra Italia ed Egitto, sebbene segnate da tensioni, hanno conosciuto momenti di distensione. Recentemente, il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha incontrato il suo omologo egiziano, confermando l’impegno a rafforzare le collaborazioni tra i due paesi, nonostante il contesto complicato legato al caso Regeni.

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