Il fisco entra nei depositi: la Russia prepara una ritenuta fino al 22% sui risparmi

21.10.2026 12:06
Il fisco entra nei depositi: la Russia prepara una ritenuta fino al 22% sui risparmi
Il fisco entra nei depositi: la Russia prepara una ritenuta fino al 22% sui risparmi

Il Ministero delle Finanze russo vuole cambiare il modo in cui vengono tassati gli interessi sui depositi bancari. Le banche potrebbero diventare direttamente responsabili del calcolo e del versamento dell’imposta, mentre gli interessi verrebbero sommati allo stipendio e agli altri redditi nella scala progressiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, con aliquote che arriverebbero fino al 22%.

Il progetto di legge è stato presentato alla Duma di Stato, secondo quanto riferito dai media il 20 ottobre 2026. Il ministero stima che la riforma possa portare al bilancio federale più di 450 miliardi di rubli all’anno. Per i risparmiatori, però, il cambiamento non riguarderebbe soltanto il momento del pagamento: potrebbe ridurre gli interessi accreditati, complicare i calcoli per chi possiede più conti e rendere meno convenienti i depositi a lunga scadenza.

I dettagli della proposta del Ministero delle Finanze

Dal conguaglio annuale alla trattenuta immediata

Oggi le banche versano inizialmente gli interessi per intero. Al termine dell’anno, il Servizio fiscale federale riunisce i dati relativi ai diversi conti del cittadino, calcola l’imposta dovuta e invia una comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato entro il 1° dicembre dell’anno successivo.

Il disegno di legge prevede un passaggio di responsabilità alle banche. Gli istituti presso i quali sono aperti i depositi diventerebbero agenti fiscali: a ogni pagamento degli interessi dovrebbero verificare se il reddito imponibile del cliente supera la soglia esente, calcolare l’imposta e trasferirla direttamente al bilancio.

La soglia non verrebbe eliminata. Continuerebbe a essere calcolata con la formula già utilizzata: un milione di rubli moltiplicato per il tasso ufficiale massimo della Banca centrale russa. Il riferimento, però, sarebbe il tasso dell’anno precedente. Solo la parte di interessi che supera il limite sarebbe soggetta all’imposta.

Il nuovo sistema anticiperebbe così il prelievo. Il risparmiatore non riceverebbe più necessariamente l’intero interesse per poi regolare il conto con l’amministrazione fiscale l’anno seguente: la somma verrebbe accreditata dalla banca già al netto della ritenuta, quando il pagamento maturerà.

Gli interessi entrano nel reddito complessivo

La modifica più importante riguarda la base imponibile. Gli interessi sui depositi non verrebbero più trattati separatamente, ma sommati allo stipendio e agli altri redditi del contribuente. In questo modo il reddito complessivo potrebbe spingere il cittadino verso uno scaglione più elevato.

Il punto di riferimento indicato nella proposta è un reddito annuo superiore a 2,4 milioni di rubli. Per chi supera questa soglia, l’aliquota applicata agli interessi potrebbe salire dagli attuali livelli del 13-15% fino al 22%, a seconda dell’ammontare complessivo del reddito. Non sarebbe quindi la dimensione del deposito, da sola, a determinare l’aumento: a incidere sarebbe la combinazione tra interessi, salario e altri guadagni imponibili.

Il Ministero delle Finanze presenta il meccanismo anche come una semplificazione. Verrebbe meno l’attesa della comunicazione annuale e si eviterebbero, almeno in parte, grandi pagamenti concentrati alla fine dell’anno. Dal punto di vista del bilancio pubblico, tuttavia, il vantaggio è anche temporale: le entrate arriverebbero più spesso e più rapidamente, direttamente attraverso il sistema bancario.

La riforma amplia inoltre il ruolo degli istituti di credito. Le banche non sarebbero più soltanto il luogo in cui il cittadino conserva i risparmi, ma diventerebbero un anello operativo dell’amministrazione fiscale. Dovrebbero conoscere la parte rilevante del reddito del cliente e applicare l’aliquota corretta mentre gli interessi vengono pagati.

Il problema dei conti distribuiti tra più banche

È proprio qui che emergono le maggiori difficoltà tecniche. Se una persona possiede depositi presso diversi istituti, ciascuna banca potrebbe avere una visione soltanto parziale dei suoi interessi e del suo reddito. Il calcolo automatico della soglia esente e dello scaglione corretto rischierebbe quindi di diventare complesso, soprattutto quando i pagamenti avvengono in date diverse.

Resta poi da definire il rimborso delle somme trattenute in eccesso. Un errore nel calcolo, una variazione del reddito annuale o la distribuzione dei depositi tra più banche potrebbero portare a un prelievo superiore a quello effettivamente dovuto. Il funzionamento dettagliato della restituzione non è ancora chiarito nella proposta descritta.

La frequenza delle modifiche alle regole fiscali rappresenta un ulteriore elemento di tensione per i risparmiatori. Anche quando l’imposta finale non cambia in modo radicale, l’incertezza sul momento del prelievo e sulle procedure può influenzare le decisioni di investimento e ridurre la fiducia nella stabilità del sistema finanziario.

Il passaggio del 2027 e il rischio di una pressione di cassa

Secondo l’impostazione indicata dal Ministero delle Finanze, la trattenuta automatica dovrebbe partire dal 2027. Nello stesso periodo potrebbero però restare da pagare le imposte sugli interessi maturati nel 2026, ancora soggette alla procedura precedente. I cittadini potrebbero così dover saldare una posizione relativa all’anno passato mentre le banche iniziano già a trattenere l’imposta sui nuovi interessi.

Non è ancora possibile stabilire se questo produrrà una sovrapposizione piena degli obblighi: il risultato dipenderà dalle norme transitorie del testo definitivo. Per le famiglie con depositi consistenti, tuttavia, la combinazione tra un pagamento arretrato e trattenute immediate potrebbe comprimere la liquidità disponibile in un unico periodo.

Un altro effetto possibile riguarda i depositi con durata di tre o cinque anni. In questi contratti gli interessi vengono spesso pagati alla scadenza. Una somma consistente ricevuta in un solo anno potrebbe aumentare bruscamente il reddito dichiarato e portare il contribuente in uno scaglione superiore, anche se gli interessi si sono accumulati nel corso di più anni.

Il rischio potrebbe spingere alcuni risparmiatori verso strumenti più brevi, con interessi pagati più frequentemente e una maggiore possibilità di distribuire il reddito nel tempo. Non è certo che questa reazione si verifichi su larga scala: dipenderà dai tassi offerti, dalle regole definitive e dal modo in cui verranno trattati i contratti già esistenti. Per le banche, però, un eventuale spostamento dai depositi pluriennali a quelli a breve termine ridurrebbe la disponibilità di raccolta stabile da destinare ai prestiti.

La proposta unisce dunque due cambiamenti: trasferisce alle banche il compito di riscuotere l’imposta e lega più strettamente gli interessi al reddito complessivo del cittadino. La questione decisiva non sarà soltanto l’aliquota massima, ma il modo in cui verranno gestiti i clienti con più conti, gli errori di calcolo, i rimborsi e il passaggio tra il vecchio e il nuovo sistema.

Da non perdere