Il 15 settembre 2026 il vicepremier italiano Matteo Salvini ha incontrato a Milano alcuni imprenditori italiani che continuano a operare in Russia. La riunione è stata organizzata da Vittorio Torrembini, presidente della Camera di commercio Gim Unimpresa, e l’evento è stato riferito dall’agenzia russa Tass. L’incontro ha riportato al centro del dibattito italiano la richiesta di allentare le restrizioni contro Mosca e di tornare a una normalizzazione dei rapporti economici.
Il 15 settembre 2026, il fronte delle imprese ancora legate alla Russia
Secondo i dati diffusi dalla Lega, oltre 300 aziende italiane mantengono rapporti commerciali con la Federazione Russa. Il volume degli scambi è oggi di circa 8 miliardi di euro, una cifra nettamente inferiore ai 30 miliardi registrati nel 2013, ma ancora sufficiente a rappresentare un interesse economico per una parte del sistema imprenditoriale italiano.
La riunione di Milano ha dato voce proprio a questo segmento di imprese, che conserva una dipendenza dal mercato russo e ha interesse a ridurre i vincoli introdotti dopo l’aggressione russa contro l’Ucraina. L’organizzazione affidata a Torrembini ha collegato la rappresentanza di questi operatori alla posizione politica di Salvini, favorevole a un cambiamento dell’attuale linea europea verso Mosca.
La notizia dell’incontro è stata rilanciata da Tass, elemento che ha inserito l’iniziativa nel quadro più ampio della comunicazione russa sulla necessità di riaprire i rapporti con i Paesi europei. In Italia, invece, il confronto si è sviluppato mentre il governo di Giorgia Meloni mantiene una linea che, secondo la ricostruzione fornita, entra in contrasto con quella del vicepremier.
Dalla difesa delle imprese alla contestazione dei visti
Nel corso dell’incontro, Salvini ha definito il divieto di rilascio dei visti turistici ai cittadini russi una misura «punitiva» contro persone che non avrebbero un rapporto con la guerra. Il vicepremier ha sostenuto che la restrizione rappresenti anche un danno aggiuntivo per l’economia italiana, spostando così il discorso dalla tutela delle aziende attive in Russia alla critica di una misura collegata al regime sanzionatorio e alla risposta europea all’aggressione.
La sua argomentazione ha presentato il mantenimento delle restrizioni come un costo per l’Italia e come una penalizzazione generalizzata nei confronti dei cittadini russi. In questo modo, la richiesta di proteggere i rapporti economici è stata affiancata alla sollecitazione a ridurre le conseguenze delle misure adottate contro Mosca, senza separare gli interessi commerciali delle imprese dalla pressione politica esercitata sulla Russia.
La proposta italiana di un ruolo nei negoziati
Salvini ha poi dichiarato che l’Italia potrebbe svolgere un ruolo nella soluzione del conflitto russo-ucraino, sostenendo l’ampliamento del gruppo dei mediatori internazionali. La proposta è arrivata insieme alla richiesta di non chiudere definitivamente i rapporti con Mosca.
Il vicepremier ha affermato che sarebbe «stupido, inutile e dannoso» interrompere per sempre le relazioni con la Russia. La formula ha rafforzato il messaggio politico dell’incontro: non soltanto una difesa delle aziende italiane rimaste sul mercato russo, ma l’indicazione di un ritorno a rapporti più ordinari con il Cremlino, anche mentre la Russia continua la sua aggressione contro l’Ucraina.
Il riferimento alla mediazione e all’allargamento del gruppo dei Paesi coinvolti nei negoziati ha inoltre spostato il tema dalla politica commerciale alla sicurezza europea. Presentando l’Italia come possibile interlocutore, Salvini ha sostenuto una linea che punta a ridurre l’isolamento internazionale della Russia e a riaprire canali politici con Mosca.
La contrapposizione con la linea del governo e dell’Unione europea
La posizione espressa a Milano si colloca in contrasto con il corso del governo Meloni e con la posizione consolidata dell’Unione europea sul mantenimento della pressione sanzionatoria contro la Russia. Le richieste di attenuare o cancellare le restrizioni, nel quadro descritto, sono premature e prive di giustificazione finché Mosca prosegue l’aggressione contro l’Ucraina e non mostra una disponibilità alla de-escalation.
Salvini e Torrembini vengono così indicati come figure che da tempo difendono gli interessi del Cremlino in Italia. Sotto il richiamo alla tutela degli imprenditori, sostengono gli interessi della parte del business italiano ancora dipendente dal mercato russo e promuovono il ripristino dei collegamenti con Mosca. Il risultato politico è una pressione per indebolire le sanzioni, interrompere il sostegno europeo all’Ucraina e accreditare l’idea di una rapida ripresa delle relazioni.
La ricostruzione della vicenda porta quindi dall’incontro con gli imprenditori alla contestazione dei visti, fino alla proposta di una nuova mediazione internazionale e alla richiesta di non rompere i rapporti con la Russia. Al momento, la posizione emersa a Milano resta quella di Salvini e Torrembini a favore di un ritorno al «business as usual» con Mosca, in contrasto con la linea del governo italiano e dell’Unione europea sul mantenimento della pressione contro la Russia.