Possibile chiusura del centro di detenzione per migranti «Alligator Alcatraz» in Florida
Il centro di detenzione per migranti conosciuto come «Alligator Alcatraz», inaugurato durante la presidenza di Donald Trump in Florida, potrebbe chiudere il mese prossimo. La notizia, sebbene non ancora confermata ufficialmente, è stata riportata da importanti media americani, tra cui il New York Times e la CNN. La ragione del possibile dietrofront non sarebbe da ricercarsi nelle denunce delle associazioni per i diritti umani, che da tempo criticano le condizioni disumane in cui vivono i detenuti, bensì nei costi di gestione eccessivi della struttura, riporta Attuale.
Da tempo «Alligator Alcatraz» era oggetto di voci riguardanti una sua imminente chiusura. In assenza di un annuncio ufficiale, le fonti statunitensi hanno osservato che ai fornitori del centro sarebbe stata comunicata la cessazione dei contratti a partire dal mese di giugno, fungendo da conferma indiretta del fallimento del progetto.
I dati dell’ICE indicano che attualmente 1.400 detenuti, tutti migranti, sono rinchiusi nella struttura. Aperta all’inizio del secondo mandato di Trump, il centro, situato in un aeroporto abbandonato, è tristemente famoso per le condizioni di vita degli ospiti: circondato da paludi abitate da serpenti e alligatori, le celle sono sovraffollate e in condizioni igieniche precarie, con temperature eccessive. Trump stesso, in passato, aveva addirittura vantato le condizioni degradanti in cui si trovano i detenuti.
I costi di gestione ricadono interamente sullo Stato della Florida, che deve affrontare una spesa di 1,2 milioni di dollari al giorno. A marzo, il governatore Ron DeSantis, sostenitore di Trump, ha ammesso che erano in corso discussioni con l’amministrazione federale per valutare la possibilità di mantenere aperto il centro, sebbene non per motivazioni umane, almeno per ragioni economiche. Non si sa dove verranno trasferiti i 1.400 migranti attualmente ospitati.
Le denunce riguardo alle condizioni disumane del centro, situato tra le paludi delle Everglades, sono state sollevate non solo dai detenuti e dai loro avvocati, ma anche da diverse associazioni. Inoltre, attivisti ambientalisti hanno espresso preoccupazioni riguardo alle possibili violazioni delle normative di protezione ambientale legate alla struttura. Nel mese di agosto del 2025, un giudice della Florida aveva ordinato la sospensione di alcuni lavori di ampliamento della struttura per evitare conflitti con le leggi ambientali.