Domani, 16 aprile, il disegno di legge contro l’antisemitismo sarà incardinato in commissione Affari costituzionali alla Camera. La maggioranza di governo, composta da Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha già confermato la sua intenzione di non modificare il testo, mentre all’interno del Partito Democratico (Pd) cresce la preoccupazione di una nuova frattura analoga a quella vissuta al Senato, riporta Attuale.
Il provvedimento si concentra sulla contestata definizione Ihra di antisemitismo, ritenuta problematica da parte delle opposizioni. Questa definizione, proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance, è descritta come uno strumento “non giuridicamente vincolante” e include esempi controversi, come il confronto tra le politiche israeliane moderne e quelle naziste, pur affermando che le critiche legittime a Israele non siano di per sé antisemite.
La posizione della maggioranza
Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione, ha chiarito che il testo non subirà modifiche politiche: «Il testo è quello, c’è un accordo di maggioranza». Ogni obiezione da parte dell’opposizione sarà interpretata come un tentativo di spostare il dibattito dal tema dell’antisemitismo a quello critico nei confronti del governo israeliano. Per Forza Italia, è fondamentale mantenere distinti i due temi, con l’assunto che il disegno di legge non deve essere influenzato dalla legislazione di altri Paesi.
Il processo di esame in Aula richiederà tempo, e proprio nel momento del voto, le divergenze all’interno del Pd potrebbero riemergere. Se al Senato si optò per l’astensione, alla Camera la situazione potrebbe essere più complessa. Tra i riformisti del Pd, alcuni membri come Marianna Madia e Lia Quartapelle sembrano orientati a votare a favore del disegno di legge, sostenendo che la sua formulazione sia ora più accettabile rispetto alla versione precedente, priva di divieti e pene nuove.
Un riformista ha dichiarato: «Non ci mettiamo a fare ostruzionismo su una cosa del genere, una presa di posizione che non toglie nulla ai palestinesi». La definizione dell’antisemitismo, introdotta in Italia da Giuseppe Conte, nonostante l’opposizione dei Cinque Stelle, ha ottenuto sostegno persino da alcuni membri del Pd al Parlamento europeo.
Cosa dice il Pd
Nel frattempo, gli ambienti vicini a Elly Schlein mostrano una crescente complessità nel dibattito interno. Alcuni membri stanno considerando che l’astensione potrebbe non essere una strategia sufficiente alla Camera e spingono verso un voto contrario, riflettendo le crescenti preoccupazioni per il contesto internazionale, in particolare a seguito della recente legge approvata dalla Knesset israeliana, che prevede pene severe per i palestinesi accusati di attacchi mortali.
All’interno del Pd, si teme che adottare un testo che eviti di considerare paralleli tra le politiche israeliane e quelle di regimi oppressivi possa limitare il legittimo dibattito critico nei confronti di Israele. I riformisti, tuttavia, ritengono che tale argomentazione sia infondata e insistono sulla necessità di mantenere distinti i due problemi.
Cosa farà Schlein
Al momento, la segreteria del Pd non ha ancora chiarito la sua posizione, rinviando le decisioni politiche a una discussione che si terrà nelle prossime settimane. Il percorso legislativo procederà, ma resta da vedere come il Pd affronterà la questione dell’astensione, ritenuta troppo debole per non cedere a critiche da parte della destra sulla lotta contro l’antisemitismo, senza compromettere il diritto di critica verso Israele.