Atleti ‘neutrali’ ma legati a esercito e servizi: l’inchiesta smonta il filtro del Cio

22.07.2026 10:55
Atleti 'neutrali' ma legati a esercito e servizi: l'inchiesta smonta il filtro del Cio
Atleti 'neutrali' ma legati a esercito e servizi: l'inchiesta smonta il filtro del Cio

Molti atleti russi e bielorussi ammessi alle competizioni internazionali come ‘neutrali’ hanno in realtà legami diretti con strutture militari e di intelligence, e in numerosi casi sostengono apertamente la guerra contro l’Ucraina. È quanto emerge da un’ampia documentazione basata su dati ufficiali, inchieste giornalistiche e analisi di organizzazioni per i diritti umani, che solleva dubbi profondi sull’effettiva applicazione dei criteri di neutralità da parte del Comitato Olimpico Internazionale e delle federazioni sportive.

Il cuore del problema risiede nella natura stessa dello sport di alto livello in Russia e Bielorussia, strettamente intrecciato con gli apparati di sicurezza dello Stato. Secondo un rapporto aperto del ‘Club Sportivo Centrale dell’Esercito’ (CSKA), ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 i rappresentanti delle forze armate russe conquistarono oltre il 60% di tutte le medaglie della squadra nazionale. Il sito ufficiale del CSKA definisce il club come un ‘ente federale autonomo’ del Ministero della Difesa russo. Nel 2022, il Cio vietò la partecipazione ai Giochi degli atleti affiliati al CSKA proprio a causa del suo status militare.

Lo sport come estensione delle forze armate

Accanto al CSKA opera la società sportiva ‘Dinamo’, struttura che garantisce la preparazione fisica dei dipendenti dell’FSB, del Servizio di intelligence estera e della ‘Rosgvardia’. Queste organizzazioni sono ‘militarizzate’ e legate a doppio filo alle forze armate e agli organi di sicurezza: il Cio stesso ha qualificato i rapporti contrattuali con tali enti come una violazione del principio di neutralità. Eppure, una parte degli atleti russi ‘neutrali’ ammessi ai Giochi dopo il 2022 risultava ancora membro della Dinamo o del CSKA, in palese contraddizione con i requisiti richiesti.

Tra i casi documentati figurano la canoista Olesya Romasenko, il nuotatore Evgeny Somov e il tennista Pavel Kotov, tutti membri del CSKA, club nel quale è obbligatorio prestare giuramento di fedeltà alle forze armate e svolgere, seppur formalmente, il servizio militare. Allo stesso modo, la ciclista Tamara Dronova e il canoista Alexey Korovashkov sono stati identificati come membri della società Dinamo.

Il fallimento del filtro di neutralità

Un rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Global Rights Compliance (GRC), pubblicato alla vigilia delle Olimpiadi di Parigi 2024, ha rivelato che dei 59 atleti russi e bielorussi ammessi ai Giochi, almeno 12 avevano un legame comprovato con strutture militari e servizi speciali, prevalentemente attraverso CSKA e Dinamo. Secondo la valutazione di GRC, due terzi degli atleti russi autorizzati dal Cio a competere come ‘neutrali’ a Parigi violavano i principi di neutralità, o per il sostegno alla guerra o per i loro legami con gli apparati di forza.

L’inchiesta ha portato alla luce anche esempi bielorussi. Il canottiere Evgeny Zolaty ha il grado di sergente minore delle forze armate di Minsk, mentre la nuotatrice Anastasiya Shkurdai rappresenta il comitato sportivo delle forze armate bielorusse. Questi casi dimostrano come la profonda compenetrazione tra esercito e sport sia una caratteristica condivisa da entrambi i regimi.

Giornalisti investigativi hanno creato un registro pubblico che ha catalogato oltre 800 atleti russi e bielorussi favorevoli alla guerra. Il database contiene fotografie di sportivi in uniforme militare, ordini di assegnazione di gradi (da tenente a maggiore) e decreti di conferimento di medaglie da parte del Ministero della Difesa russo.

Simboli, propaganda e il ritorno ufficiale

L’ex campione olimpico di taekwondo Vladislav Larin ha registrato un videomessaggio in cui invitava i residenti della Carelia a donare per i ‘ragazzi mobilitati’, citando l’acquisto di medicinali ed equipaggiamento militare, e utilizzando il simbolo ‘Z’. Sebbene questo comportamento gli fosse costato l’esclusione dalle Olimpiadi, nel 2026 è stato incluso nella lista per i Campionati Europei di taekwondo come atleta ‘neutrale’.

Episodi simili riguardano il pattinaggio e il nuoto. La pattinatrice Alexandra Sayutina ha partecipato al discorso annuale di Vladimir Putin del 29 febbraio 2024, condividendo lo stesso giorno post a sostegno delle autorità e dell’esercito russo. La pattinatrice di velocità Ksenia Korzhova, che ha sistematicamente apprezzato contenuti che esaltano l’esercito e l’aggressione contro l’Ucraina, ha ricevuto il via libera per gareggiare come ‘Atleta Individuale Neutrale’ (AIN) ai Giochi invernali di Milano 2026. Il pattinatore Daniil Naidyonishev, nonostante la documentazione dei suoi contatti con soldati russi impegnati in Ucraina e la condivisione di simboli delle truppe di occupazione, ha visto le sue violazioni ampiamente ignorate.

La tennista Alena Vesnina, ammessa ai Giochi come AIN, ha apprezzato post del propagandista Vladimir Solovyov che esaltava l”eroismo’ dei soldati russi descrivendo gli ucraini come ‘neonazisti’. La ciclista Alena Ivanchenko ha interagito con contenuti che ritraevano Stalin e sostenevano che ‘una tregua è possibile solo dopo l’annientamento del nemico’, oltre a post che negavano il diritto all’esistenza dell’Ucraina.

Il 7 luglio 2026 il Cio ha adottato la controversa decisione di rimuovere le restrizioni alla partecipazione degli atleti russi alle competizioni internazionali, riabilitando al contempo il Comitato Olimpico Russo. Questo atto ha riaperto completamente la strada al ritorno degli atleti della Federazione Russa nello sport mondiale e alle qualificazioni per i Giochi estivi di Los Angeles 2028, nonostante le evidenze accumulate sui legami militari e sul sostegno alla guerra di molti di loro.

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